La casa di paglia

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Categorie: Dominazione, Etero
Letture: 569

Cognome: Lupo
Nome: Ezechiele
Grado: Ispettore
Esattoria generale dello Stato

Queste scritte color oro pallido brillavano illuminate da una lama di luce su un distintivo distrattamente abbandonato su una scrivania piena di scartoffie.
Il suo enorme proprietario era comodamente seduto lì accanto: alto più di due metri, con una muscolatura massiccia e una pancia prominente faticosamente stretta nella camicia della divisa.
La grossa testa era ricoperta da capelli corti, folti ed ispidi che scendevano lungo il volto trasformandosi senza soluzione di continuità in una spessa barba nera non troppo curata.
Dalla manica destra della camicia emergeva grosso avambraccio peloso culminante nella manona che pigramente guidava la rotellina del mouse.
A ogni movimento del dito nuove righe di testo apparivano sullo schermo del suo computer rivelando poco a poco l’ultimo fascicolo inviato dal comando generale.

Si trattava di un palese caso di evasione fiscale: La signorina Porcellini Sara possedeva un piccolo chioschetto vicino alla spiaggia in cui vendeva birra ed altre bevande, ma la quota di imposte da lei versata appariva enormemente più bassa di quanto sarebbe stato ragionevole aspettarsi.

Le folte sopracciglia dell’ispettore si alzarono tutto d’un tratto mentre sullo schermo compariva una raccolta di foto dell’indagata provenienti dai suoi profili social.
Era una ragazza molto bella e molto curata: lunghi capelli castano scuro piastrati alla perfezione le cadevano dolcemente sul corpo snello; il viso truccato a regola d’arte era sempre guarnito da un largo sorriso smagliante, mentre lo sguardo rifletteva quel misto di superiorità e sufficienza tipico della ragazza che “se la tira un botto”.

Il nasino all’insù era lievemente schiacciato: ricordava vagamente un grugno suino, dando all’intero volto una nota caratteristica ma al contempo gradevole.

Molte immagini erano scattate proprio nel suo chiosco, la sera, dove l’indagata appariva circondata da tanti altri giovani intenti a bere e a divertirsi.
“Molto bene” pensò l’ispettore “con queste immagini appare chiaro che gli incassi ci sono per davvero”.

Con qualche altro scatto della rotellina del mouse altre immagini comparvero sullo schermo.
Queste ritraevano la ragazza in costume da bagno. Al vederle l’ispettore spostò la mano sinistra sul cavallo dei pantaloni e cominciò ad accarezzare la protuberanza che vi si era appena formata.
La signorina Sara Porcellini, di anni 25, aveva un fisico snello e tonico. Il sedere tondo e abbronzato veniva messo bene in mostra nelle immagini, solo parzialmente celato da costumini striminziti.
Le tette erano non erano enormi (ma nemmeno piccine), in compenso apparivano tonde, piene e sode.

L’ispettore Lupo si guardò intorno furtivamente per assicurarsi di aver chiuso la porta e di avere il pacco ben nascosto dietro la massiccia scrivania in legno.
Poi in un attimo aprì i pantaloni per estrarre il suo manganello.
Il suo cazzo, ormai rigido, di notevole lunghezza (appariva sproporzionato anche per un uomo grosso come lui) dritto e grosso.
La mano accarezzò l’asta lentamente un paio di volte prima di afferrare per bene l’arnese e scoprire del tutto una cappella rossa, larga pochi millimetri in più di tutto il resto.
Il ritmo della sega si fece più avanzato mentre gli occhi famelici non si staccavano dalle foto della ragazza.
Pensieri sconci e perversi attraversavano la mente del Lupo, mentre l’acquolina gli si formava in bocca.
L’ispettore scelse l’immagine migliore e la mise a tutto schermo prima di staccare dal mouse l’altra mano per portarla ad accarezzare i grossi coglioni pelosi che riposavano fra le cosce.
Ma all’improvviso un rumore di passi lungo il corridoio riportò l’uomo alla realtà.
Il cazzo ritornò al suo posto con la stessa velocità con cui era uscito.

La mattina successiva, di buon ora, l’ispettore stava camminando sulla strada sterrata che conduceva verso una spiaggetta piuttosto remota.
Fra le mani una ventiquattr’ore contenente il mandato di cattura per l’indagata Sara Porcellini e un un’ulteriore mandato che lo autorizzava a perquisirne il chiosco.
Dopo pochi minuti arrivò nei pressi della sua destinazione: un piccolo chiringuito esagonale, con un ampio tetto di paglia.
I due lati rivolti verso il mare erano quelli con i banconi, mentre gli altri quattro erano chiusi da pareti leggerissime in vimini che arrivavano fino al soffitto.
Una macchina parcheggiata al termine della stradina non lasciava dubbi: la ragazza si trovava già lì.
Lupo avanzò fino alla parte posteriore della struttura quando i suoi occhi indagatori si imbatterono in una visione molto interessante.
Due sagome umane si potevano distinguere dalle fessure nei sottili muri di vimini: la prima era in piedi, con la schiena appoggiata ad un frigorifero, la seconda era inginocchiata a terra con mani e bocca rivolte verso la prima.

Il cazzo dell’ispettore si risvegliò di soprassalto assieme ai maligni pensieri con cui si stava dilettando in ufficio il giorno precedente.

Come un vero predatore fece ancora qualche passo lento e silenzioso, poi balzò fino ad arrivare alla parete.
Alzò le braccia in tutta la sua imponenza; afferrò il punto in cui il pannello di vimini si attaccava alla trave e in un secondo lo strappò dalla struttura lanciandolo via!

Davanti ai suoi occhi apparvero un ragazzo mingherlino poco più che maggiorenne e la proprietaria del locale.
Il primo aveva il costume da bagno abbassato e il cazzo depilato ancora svettante.
La seconda invece era vestita con un costume rosso a due pezzi e un pareo che le cingeva la vita; uno dei due seni, però, giaceva fuori dalla stoffa.
La scena era succulenta: carne umana fresca, mezza nuda e condita dal profumo della paura.

«Molto bene! Atti osceni in luogo pubblico, vedo» esclamò col suo vocione possente.

Il ragazzo, ancora scioccato, si tirò maldestramente su il costume mentre la ragazza rimase più a lungo a fissare il nuovo arrivato.
«Su sparisci, piccolo cucciolo d’uomo!» Ringhiò l’ispettore all’indirizzo del ragazzo.
«Mentre tu troietta, copriti, alzati, e mostrami il registratore di cassa, ho qui un bel mandato di perquisizione per la tua baracca, te la farò chiudere! E ho anche un bel mandato di cattura per te! Dovrai essere interrogata da un giudice e magari ti sbatteranno anche in galera!» (Dovete infatti sapere che in questo paese delle fiabe l’evasione fiscale è punita molto duramente).

Senza farselo ripetere due volte il tizio mingherlino andò via di corsa, mentre la ragazza rimasta nella sua posizione provò a rivolgere al gendarme un malizioso sorrisetto «Signore la prego, non è che potremmo trovare un’altra soluzione…» Disse avanzando le mani verso l’evidente gonfiore che l’ispettore Lupo mostrava sotto la cintura.

La situazione non poteva volgere meglio di così. «Che puttana che sei! Avevo capito che eri solo una troietta appena ho visto la tua foto sai? Forza, vediamo che sai fare!»
Sara obbedì alla lettera e cominciò ad estrarre il membro dai pantaloni.
Per quanto fosse abituata a farsi solo ragazzi giovani, belli e magri era evidentemente affascinata da quell’uomo immenso e dal suo enorme cazzone.
Subito cominciò ad accarezzarlo e a baciarlo, poi cominciò a leccarlo con maestria; prima sulla punta e poi su e giù lungo l’asta fino ad arrivare alle palle.
Dopo averlo lavorato per bene cercò di infilarlo in bocca, riuscendo però a farlo entrare solo fino alla cappella.
«Sei proprio una pompinara esperta, vedo! Ma mi sa che di cazzi come il mio non ne hai mai assaggiati, vero?»
Dicendo ciò Lupo la afferrò per i capelli e cominciò a spingere il cazzo più in fondo, scopandole letteralmente la bocca.
«Scommetto che dopo averlo provato nella tua boccuccia non vedi l’ora di infilartelo su per la figa vero?»
Il cenno di assenso di Sara fu impercettibile.
«Bene allora, alzati e piegati contro il bancone».

Ma prima ancora che la ragazza potesse muovere un muscolo l’uomo l’aveva già alzata di peso e posizionata secondo i suoi desideri a 90 gradi sul bancone del chioschetto.

Nella sua furia famelica le scostò il pareo, le spostò di lato il costume e infilò velocemente il cazzo fra le grandi labbra della fighetta completamente rasata.
Tutto in colpo solo, fino alle palle!
Un grido acuto riecheggiò nella spiaggia deserta fino a spegnersi fra le onde del mare.
Meno male che la vagina era già fradicia di eccitazione.

Già al secondo colpo, però, la ragazza si fece forza, strinse i denti e restò in silenzio: lo stava facendo per il suo baretto, per i suoi soldi, per poter mantenere il suo costoso stile di vita, per continuare ad avere tutti quei ragazzi che le ronzavano intorno facendola sentire una regina.
Dopo qualche colpo ancora un lievissimo gemito cominciò a trapelare dalla sua bocca.
Forse lo stava facendo anche perché le piaceva: le piaceva avere a che fare con un uomo vero; le piaceva sentire quel grosso cazzo avanzare nella sua fighetta giovane; le piaceva perdere il controllo della situazione e abbandonarsi alla volontà altrui;
Le piaceva essere una vera troia.

Nel frattempo una manona dell’ispettore lupo le aveva preso in mano una tetta e ne stava saggiando la consistenza.
«Ma questa roba che cazzo è? Hai le tette rifatte! Altro che bella gnocca, sei falsa nel tuo aspetto come nelle tue dichiarazioni fiscali».
Dicendo ciò l’ispettore aumento il ritmo e strinse ancor di più la presa sul piccolo capezzolo.
Umiliata da quelle parole e incalzata dai colpi potenti Sara si abbandonò ad un orgasmo sconquassante, molto diverso da tutti quelli provati fino ad allora.
Anche per l’ispettore l’ora era prossima: «Anche se sono fasulle le tue tette sono belle da vedere, credo che siano ancor più belle coperte di sborra, non trovi?».
Con queste parole si sfilò improvvisamente dalla giovane, la fece inginocchiare nuovamente a terra e le venne addosso.
Uno schizzo, due, quattro, otto!
In pochi secondi l’intero petto di Sara fu ricoperto di sperma bianco e denso, mentre un sorriso soddisfatto si apriva sul suo volto.

L’ispettore, anche lui stanco per la scopata, si servì una birra dal frigorifero e si sedette comodo su uno sgabello, mentre Sara cercava di ripulirsi le tette con l’acqua del lavandino.
Dopo qualche sorso di birra Lupo riprese in mano la sua ventiquattr’ore e ne estrasse alcuni fogli dall’aria molto ufficiale.
«Bene, in merito al motivo per cui sono qui… »

«Immagino che possiamo considerare tutto sistemato, vero tesoro?» Chiese Sara con sorriso tirato che mal celava la reale preoccupazione.

«Purtroppo non è così semplice piccola troietta: anche se sei sempre stata abituata così dovrai accorgerti che non tutti i problemi si possono sistemare con una bella scopata; nemmeno qui nel mondo delle fiabe.
Potrai anche avere imbonito il mio cazzo, ma le indagini contro di te partono da molto più in alto e io ho dei superiori a cui rispondere».

Sara crollò a sedere abbandonando la sua compostezza e scoppiando in lacrime.

«Piantala di frignare, piccola porcella! Non impietosirai né me né la corte. Ma visto che mi hai fatto godere per bene ti ricompenserò come posso: farò finta di non averti trovata e ti lascerò la possibilità di scappare. Getta via il telefono e nasconditi da qualche parte lontano da qui; con i tempi della burocrazia odierna ci vorranno anni prima che ti mandino a cercare di nuovo: i tuoi reati saranno già caduti in prescrizione».

Meglio la fuga o la resa? In preda all’ansia e alla confusione le parole dell’ispettore sembravano straordinariamente ragionevoli nella mente della ragazza.
Meccanicamente si alzò, si avvicinò al registratore di cassa e lo riversò completamente della sua borsetta, poi afferrò un paio di chiavi, corse verso la macchina, mise in moto e imboccò la strada sterrata.

Non appena l’auto fu uscita dal suo campo visivo il lupo lanciò a terra la bottiglia di birra ormai vuota, ne strappò subito un’altra e cominciò a perquisire quella casetta di paglia a modo suo: infilando le migliori bottiglie di gin nella sua valigetta.

Note finali:

Avrà fatto bene Sara a seguire i consigli del Lupo? Fatemi sapere se vi è piaciuto e preparatevi per l'incontro con Chiara Porcellini nella sua casetta fatta di assi.

Scritto da:

Non c'è fantasia che soddisfi quanto la realtà; ma non c'è realtà che non desideri essere superata dalla fantasia

5 commenti

  1. Luca43
    30/05/2023
    15:45

    Simpatica la storia… attendo il seguito!

  2. Luca43
    14/07/2023
    14:28

    E allora come prosegue con le altre 2 porcelline?

  3. Luca43
    13/11/2023
    12:33

    Ciao hai già pronte le continuazioni? Me le spediresti via mail a luke43@blu.it?
    Grazie

  4. Fiabeggiatore
    14/11/2023
    17:19

    Ciao, no non ho ancora avuto il tempo di scriverle.
    Altrimenti le avrei già fatte pubblicare.
    Ma poi anche se fosse perché mai dovrei mandartele?

    1. Luca43
      18/11/2023
      22:07

      Semplice curiosità…

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