La mia storia in breve

Categorie: Gay, Trans
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Mi chiamo Chris, non è un diminutivo, ma è il mio vero nome, sono un ragazzo nato con lineamenti femminili, e ho sempre giocato con questo mio aspetto fisico marcatamente diverso dagli altri. La mia vita e stata oggetto di mille avventure reali, anche se a volte pure avendole vissute in prima persona, fatico io stesso a credere a tutto ciò che mi capitava in quei periodi della mia vita. Ormai sono anni che non pratico pi ù sesso per problemi di salute, e per altri motivi personali che non vado ad elencare.

La vita si può vivere anche senza scopare se stai male e hai altre priorità nella testa. Ad ogni modo, mi piace ricordare i periodi in cui ne combinavo di ogni, specialmente con gli uomini. Non mi son mai definito gay o bisessuale, per me l’amore è e rimane bello libero, come si usava negli anni sessanta, ai tempi di Woodstock vi ricordate? Nel periodo adolescenziale, la scoperta del sesso e i suoi piaceri mi mise difronte ad una via che decisi di percorrere per vari anni, quella via che tanto mi incuriosiva, fare l’amore con un uomo maturo, non ragazzi, non coetanei, mi ero fissato con gli uomini veri di una certa età. Forse perché mi davano sicurezza, forse perché avevano una certa esperienza non saprei, sta di fatto che dai sedici anni fino ai trenta, sperimentai il mio lato femminile con ogni uomo incontrato per strada. Non parlo di sesso attenzione, parlo di amore vero, quello con sentimenti ed emozioni, ero capace di innamorarmi un paio di volte al giorno anche di più uomini contemporaneamente. Avevo gli ormoni che giravano a mille, e stavo grazie anche al mio aspetto molto femminile, ricevendo più attenzioni di quelle che speravo di ottenere. Avevo un fisico magro, efebico, androgino, lunghi capelli biondi lisci, che porto ancora oggi, un culo a panettone bello sodo e gonfio, gambe e braccia filiformi, un vitino stretto a vesta, occhi azzurro verde, e una bocca carnosa di cui vado fiero ancora oggi. Un visetto da bimba, da lì il mio soprannome Babyface.

All’età di diciassette anni, ne dimostravo tredici, e un’impronta genetica che ho preso da mia madre, donna eternamente giovane che mi ha avuto in tarda età, mio padre ci lasciò per dei problemi di cuore, e rimasi a vivere con mia madre che cercò di farmi crescere meglio che poteva, ma non era facile data la mia ribellione, tipica dei ragazzi di quell’età. Le mie prime esperienze le ebbi con dei ragazzi di colore, erano più a portata di mano, sebbene aspirassi agli uomini bianchi e maturi, mi dilettai a fare qualche esperienza con dei mulatti e africani che nel mio quartiere non sono mai mancati. Vivevo in un appartamento in una palazzina di cinque piani con mia madre, che nonostante la pensione, e l’età, per arrotondare, faceva le pulizie privatamente in qualche palazzo vicino, e a volte rincasava nel pomeriggio tardo lasciandomi a casa giornate intere da solo. Giornate, che cercavo di occupare realizzando le mie fantasie amorose sessuali. Come anticipato, nel mio palazzo, giravano molti ragazzi di colore, a volte in affitto stabilmente, altre di passaggio per qualche mese.

Erano questi le mie prede più ricercate, essendo nel mio palazzo per qualche tempo in transito, potevo farci qualsiasi cosa perché sapevo che poi una volta trasferiti, non li avrei più rivisti, né loro potevano disturbarmi oltre. Un pomeriggio subito dopo pranzo, mi ero accordato con un ragazzo di colore, africano, e un suo amico per venire da me a passare qualche ora insieme. La coppia di ragazzi si presentò puntualmente al mio piano, suonando il campanello alle quattordici in punto, mentre io, ero in bagno, a darmi gli ultimi ritocchi, eccitata come una vaccona. Andai ad aprire la porta in un bel completino intimo nero che slanciava le mie forme e faceva risaltare la mia pelle bianco latte. Il completino in questione era composto da: calze a rete autoreggenti con annessi reggicalze, uno slip perizoma con un filo di lycra che mi entrava tra le chiappe burrose, un corpetto a tubo, con lacci intrecciati dietro la schiena che si infilava da sotto e arrivava sotto le ascelle, capelli sciolti, un po’ di trucco sul visetto da bimba, e zoccoli di legno con zeppa alta ai piedi.

Li accolsi con eccitazione, e li feci entrare in casa chiudendo a chiave la porta. I due già non vedevano l’ora di saltarmi addosso, e iniziarono subito a mettermi le loro manone nere ovunque, uno mi estrasse il cazzo già bello durò e iniziò a segarmi contro la porta d’entrata, mentre l’altro mi baciava sulle labbra. Sbrodolai quasi subito in mano a quello che mi segava, e lui spostò l’amico, per infilarmi le dita sporche del mio sperma in bocca. Leccai avidamente la mia sperma dalle sue dita nere, leccandomi le labbra subito dopo. Li condussi in camera da letto, dove un lettone matrimoniale ci attendeva. Era il letto che condividevo con mia madre.

Eccitatissima anche dal fatto di inaugurare il letto non solo per dormire, mi buttai sopra, aspettando che i due neri si denudassero completamente, mamma era al lavoro, e probabilmente non sarebbe tornata che tardi, avevo un intero pomeriggio da passare insieme ai due neri e la cosa mi mandava fuori di testa. Lasciai quindi che i due maschi di colore, montassero a loro volta sul lettone, e mi prendessero senza perdere nemmeno un minuto. Mi fecero subito mettere sdraiata a pancia sotto e gambe larghe, con il visetto sprofondato sul cuscino di mia madre, e i lunghi capelli sparpagliati sulla schiena, discussero un momento su chi avrebbe iniziato per primo, e avrebbe avuto l’onore di affondare il suo bel cazzo duro dentro le mie burrose natiche sollevate. Quello che mi aveva segata all’entrata, lasciò il posto all’amico, che prese posto sopra di me, mentre l’altro mi allargava con le sue manone nere le chiappe scostando da un lato il lembo del perizoma, l’amico puntò la sua enorme e turgida cappella tra le mie chiappe gì oliate di vaselina, e affondò un primo colpo, che fece entrare la cappella dentro di me. Chiusi gli occhi e sospirai forte sempre con il viso affondato nel cuscino di mamma, il ragazzo spinse nuovamente, e il suo cazzo entrò per metà dentro le mie morbide natiche burrose, che si aprirono come una porta senza sentire il minimo dolore.

Sospirai ancora, mentre il ragazzo ora facendo il classico movimento su e giù, spingeva il suo cazzo dentro e fuori dalle mie natiche accelerando il tempo, e facendomi impazzire di piacere, mentre l’amico mi prese una delle mani libere che avevo, e mi fece segare il suo cazzo. Vedevo le stelle mentre il nero mi pompava a dovere su e giù dentro e fuori facendo le flessioni sula mia schiena. Cercavo di masturbare l’altro meglio che potevo ma non era semplice, godevo come una vaccona, benedivo il cazzo e chi lo portava. Di usare preservativi, non si era nemmeno parlato, l’amore è bello sentirlo così liberamente, non ho mai voluto usare protezioni se non in rari casi, ben sapendo i rischi che correvo. Il nero sapeva come farmi godere, e metteva a dura prova il mio culo che ormai era aperto a dovere sotto i suoi colpi. Sborrai a fontana sporcando le lenzuola, ma me ne fregai, era fantastico farsi rompere il culo a quel modo e non pensai altro che godere più che potevo, senza preoccuparmi di farmi sentire dai vicini della porta accanto.

Accanto alla mia porta, sullo stesso pianerottolo, avevo altri extracomunitari, e le pareti erano di vecchio tipo, sottili dove i rumori e le parole filtravano senza problemi, ma come ripeto, non ho mai avuto problemi ad esternare il mio piacere, a costo di farmi sentire da altra gente. Sono una persona istintiva e me ne son sempre fregato dei giudizi altrui, quindi sospiravo e gemevo forte ad ogni spinta del nero senza farmi troppi problemi su chi avrebbe sentita. Il ragazzo fece una pausa, ed estrasse il suo bel cazzo duro e lungo dal mio culo ormai allargato, che fece un ‘SLUP’ di risucchio mentre la cappella usciva. Con fatica, mi fecero alzare aiutandomi gentilmente, erano due bravi ragazzi alla fine, parlavano bene l’italiano e non eravamo nessun problema a capirci.

Due migliori di quelli non avrei proprio potuto trovare mi dissi. Intanto che mi facevano mettere sdraiata su un fianco, quello che mi aveva appena scopata mi diede un bacio sulle labbra scostandomi dal visetto i lunghi capelli, l’altro si piazzò dietro di me, prendendo posizione anche lui su un fianco, e aiutato dall’amico, che mi teneva sollevata una gamba, mi penetrò con un solo colpo, facendomi scivolare tutto dentro il suo bel cazzo duro e facendomi sobbalzare in avanti dal contraccolpo. L’altro davanti, mi tornò a baciare sulle labbra, mentre quello dietro si dava da fare per aprirmi per benino a sua volta con colpi ben secchi e veloci che mi facevano fare degli urletti sospirati ad ogni spinta. Quello davanti, mi mise il cazzo in bocca e iniziai a spompinarlo mentre da dietro continuava l’amico a sfondarmi.

Presa tra i due, godevo come una puttana senza ritegno, peccato non ci fosse un terzo a riprendere la scena con un cellulare o una fotocamera. Un momento simile, andava senz’altro immortalato. Pensai a mia madre, mi avesse vista in quel momento, le sarebbe preso un colpo mi dissi scherzosamente. Era ancora presto perché tornasse, e potevo stare tranquilla che nessuno ci avrebbe disturbati. L’idea di farmi però beccare da mia madre mi eccitava parecchio, e nel pensare alla scena, sbrodolai per la seconda volta sul lettone in cui venivo scopata dai due negri. Il letto, dove da tempo dormivo insieme a mia madre, era ormai diventato un macello con le lenzuola ormai ridotte ad un bagno di sperma il mio, e tutte gettate di lato.

Succhiavo il cazzo del ragazzo davanti, mentre gemevo e godevo con quello dietro che mi sfondava. Tutto con una gamba sollevata, e sdraiata su un fianco, con il braccio a tenermi su a fatica piegato. Finalmente anche quello dietro si prese una pausa, iniziavo a sentire bruciore al culo e anche quello davanti mi tolse il suo cazzo di bocca, per poi baciarmi sulle labbra. Erano due tesori, sudati entrambi, con i loro corpi neri lucidi dal sudore andarono a rinfrescarsi in bagno uno alla volta, ricordo che era pieno luglio, quindi faceva anche molto caldo, nonostante un ventilatore da tavolo, piazzato sulla testiera del lettone. Intanto che l’amico era in bagno, quello rimasto mi chiese come mi sentissi, lo guardai con occhi innamorati, e scostandomi i lunghi capelli dal lato risposi che non potevo stare meglio, anche se il buchetto mi bruciava un pochino. Il ragazzo mi diede un altro bacio sulle labbra, poi andò in bagno, mentre l’amico tornava al suo posto rinfrescato. Mi chiese se avevo preso mai due cazzi insieme, e risposi di no.

Quello mi chiese se volessi provare, il culo mi bruciava risposi, e lui mi chiese se avessi un po’ di alcolici in frigo, non capivo a cosa servissero, ma risposi che avevo un barilotto di birra fresco se ne volevano. Quello rispose che era per me, per non farmi sentire il bruciore, e poter scoparmi meglio. Si alzò andò in cucina, e tornò con un bicchiere e il barilotto freddo, spillò un paio di bicchieri e me li fece ingoiare tutti d’un sorso. La Birra fredda mi giovò, perché mi rinfrescò momentaneamente, mentre l’altro era tornato dal bagno. I due parlarono nella loro lingua che non comprendevo, ma che poi mi spiegarono, si erano accordati, per farmi provare la doppia. Intanto continuavano a farmi bere, loro ne presero solo un bicchiere, io ormai ero al settimo, e iniziavo ad essere abbastanza brilla. mi fecero rimettere sdraiata a pancia sotto con il visetto ormai dal trucco colato affondata sul cuscino di mamma, come all’inizio, poi si misero entrambi dietro di me, facendomi sollevare leggermente il bacino, ero brilla e iniziai a ridere come una scema e sparlare.

Non ricordo esattamente cosa dissi, ma erano frasi sconnesse tipo che li amavo, che mi sentivo puttana, che mi piacevano i cazzi neri e cose di questo tipo, loro se la ridevano e mi lasciarono blaterare, sapendo che era l’effetto della birra. Il primo mi penetrò, e non sentii alcun bruciore, forse l’effetto dell’alcool stava attutendo davvero il dolore, entrato uno, anche l’altra si mise sulla mia schiena, e provò senza riuscirci ad infilarmelo pure lui, ci furono tre quattro tentativi, al quinto finalmente anche l’altro entrò dentro di me. Ora li sentivo entrambi dentro al mio culo, ed era una sensazione di riempimento, come se mi avessero infilato un palo di legno duro e largo.

Un po’ scoordinati, i due cercarono di muoversi ma fecero solo confusione, si parlarono tra loro nella loro lingua africana, e finalmente, iniziarono a muoversi insieme. Fu una cosa davvero strana sentire i loro cazzi muoversi dentro e fuori al mio culo mentre io ubriaca sproloquiavo frasi senza senso e sospiravo forte. Il fattaccio imprevisto, accadde qualche minuto dopo, mentre eravamo ancora intenti a scopare come maiali tutti e due dentro di me, sopra la mia schiena e io sdraiata a gambe aperte spalancate con la testa affondata nel cuscino di mamma.

Eravamo così presi dal piacere, che nessuno di noi udii la porta aprirsi e richiudersi, eppure mi ricordo di averla chiusa io stessa a chiave, come poteva essersi aperta e richiusa? Chi entrò invece, udii distintamente i miei discorsi da ubriaca e i sospiri dei due ragazzi, precipitandosi in camera da letto, e beccandomi con due ragazzi neri nel culo insieme. Il momento che avevo desiderato, purtroppo per noi si era realizzato troppo in fretta. Mia madre, che doveva rientrare tardi, o almeno era ciò che credevo, era rincasata in largo anticipo, beccandoci sul fatto.

Non fui io a notarla, che avevo i capelli sul visetto sudato, e la testa sul cuscino, ma i due ragazzi che la videro e si fermarono all’istante. C’è da dire, che mamma, davanti a quella scena davvero inattesa, rimase calma, almeno cercò di non farsi venire un attacco isterico. La prima cosa che fece ad alta voce, e chiedere che stesse succedendo e che stessi facendo. Che facessi era evidente, ma lei lo disse due volte, scostai i lunghi capelli dal visetto e alzai la testolina stordita dalla birra dal suo cuscino, le sorrisi e la salutai con la voce ovviamente impastata…

“Ciao ma’… stiamo facendo l’amore…” i due ragazzi non sapendo che fare, cercarono di togliere i loro cazzi dal mio culo, ma li fermai.

“Ehi no…” cercai di dire.

Ma i due ragazzi vista la situazione, saggiamente smontarono dalla mia schiena, cercando in tutta fretta i loro vestiti, scusandosi più e più volte con mia madre che li rimproverava a dovere.

Cercai di sollevarmi, ma le forze non me lo concessero, ero strafatta di birra e sudata come una vacca appena montata. Nel frattempo i due risistemati se la batterono uscendo e scusandosi ancora una volta con mia madre, che sbatté la porta dietro di loro, per poi tornare da me in camera, e farmi il cazziatone che avevo meritato.

“Guardati come sei conciato, guarda sto letto… chi erano quei due…” cercai di risponderle ma non ce la feci, ero troppo fatta, e dovetti farmi aiutare da lei a rimettermi in piedi e portarmi in bagno con ancora l’intimo addosso.

Mentre mia madre continuava la sua predica, le risposi che per la prima volta in vita mia, mi ero sentita femmina, donna e avevo fatto l’amore godendo forte, ma mia madre sembrò non ascoltarmi continuando a cazziarmi. Mi fece fare una doccia fredda, che in parte mi rimise in se, poi iniziai a sentire dei dolori allucinanti al culo, segno che l’effetto della birra stava terminando. Una volta un po’ più in me, affrontai mia madre, che ovviamente era nera. Cercai di calmarla e non fu facile credetemi, quando finalmente sbollita l’incazzatura iniziale, mamma disposta a ragionare mi ascoltò, le spiegai la mia situazione, che ero nato con quell’aspetto, che mi sentivo di sperimentare l’amore libero, e che al momento ero innamorata dei maschi.

Non le dissi però che puntavo a trovare uomini maturi, sapendo che mi avrebbe cazziato ulteriormente. Quando ebbi finita la mia spiegazione, mamma da dietro le spesse lenti dei suoi occhialoni, cercò di essere aperta alla situazione, forse aveva capito che era stata troppo apprensiva a fare quella scenata isterica, trovare suo figlio nel suo letto con due neri in culo con addosso l’intimo femminile era stato un bel colpo per lei alla fine. Però riuscì a scherzarci su e fare anche una battuta: “Ti han fatta godere almeno?”.

lo aveva detto al femminile, e ne rimasi stupita, le risposi: “Oh tantissimo” toccandomi con una manina il culetto, le mostrai il buco slargato che mi avevano fatto, le dissi che era il più bel regalo che avessi potuto ricevere.

Mamma un po’ preoccupata cercò di sorridere, e le promisi che d’ora in avanti, sarei stata più cauta nel portarmi a casa dei maschi, ma la pregai di lasciarmi continuare su quella strada.

Note finali:

Contatti: chrisbabyface@libero.it

Scritto da:

Sono un ragazzo, una specie di Dorian Gray, nato con aspetto da ragazza eternamente giovane. Non sono Trav e non sono Trans. Non faccio incontri di nessun genere.

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