Le zucchine non sono verdure per veri cristiani

Non vi sembra che manchi qualcosa a questa storia?

Ah giusto! Che scema. Ovviamente in ogni buona storia non può mancare un vecchio bidello con la poliomielite.

Cosa?

Silenzio! Continua a scrivere!

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Visto che questa storia ha due eroi, quest’oggi ci dedicheremo un po’ a Simone, che è stato trascurato ultimamente. Torniamo un po’ indietro.

***

Simone aveva un migliore amico, Tiziano. Costui era un signore un po’ più attempato, molto gentile, con una gamba più corta a causa della poliomielite, contratta da bambino, che abitava da molti anni nell’appartamento a dirimpetto di Simone e Francesco. Si conoscevano praticamente da sempre, da quando Simone andava alle scuole medie e Tiziano era un giovane bidello. So cosa state pensando e siete delle brutte persone, ma vi perdono, non era quello che immaginate. Una volta diventato adulto, Simone, sempre attentamente incanalato dalla madre nelle attività della Chiesa, aveva fatto amicizia con Tiziano e insieme avevano preso a dedicarsi alla comunità cristiana e ad andare anche in vacanza insieme durante l’estate. Era un rapporto un po’ cringe visto dall’esterno, ma, incredibilmente, funzionava. Almeno fino al funesto dì.

***

Non troppo tempo dopo la scomparsa della madre, Simone si trovava a casa a trastullarsi. Platonicamente! Cos’avete capito?! Siete proprio dei porcellini oggi. Dunque, mentre si faceva placidamente i cazzi suoi, suonò il campanello. Chi mai poteva essere a quell’ora così poco cristiana? Nientepopodimeno che gente troppo cristiana appunto. Due signore ingrigite, ma ancora energiche, palesemente professanti qualche molesta deviazione protestante (dico palesemente per una persona normale, chiaramente Simone non aveva colto un cazzo come al solito) stavano davanti al cancello, battendo i denti e soffiando nelle loro adorabili muffole di lana, fatte a mano con tanto amore, tessuti riciclati e senza olio di palma.

***

Ma perché devi sempre sfottere tutte le categorie di persone a ogni riga?! All’inferno ti infileranno nel culo un bastone di sarcasmo!

Vaffanculo, sai benissimo che le battute razziste sono le più divertenti, ipocrita di merda!

Scusate, scusate, mi ricompongo.

***

Dunque. Dicevo delle muffole. Giusto. Adorabili.

Simone, come mamma gli aveva insegnato, rispose cortesemente al citofono. Ahi fero giorno! Allor che ‘l suo bell’animo vergine de la madre alunno, scioccamente ignorando, al verbo villan de l’evangelico con l’ottuso orecchio diede lieve udienza.

Le signore, estatiche per aver trovato una nuova potenziale pecorella e aver scampato le consuete risatine, sfottimenti e insulti, principiarono a pontificare su Dio, il Regno dei Cieli e l’Apocalisse.

Chi indovina cosa succede dopo?!

Credendole un nuovo tipo di cattolico evoluto, ovviamente Simone prestò orecchio alla loro predicazione, andò all’incontro per nuovi invasati e patatrac! Francesco si ritrovò col fratello evangelico.

***

E che diceva Francesco di tutto questo?

Niente. Assolutamente niente.

Francesco aveva trovato di meglio che ascoltare mesi di proseliti senza senso del fratello, il quale, anche se andava agli incontri, non capiva una beneamata ceppa di quello che veniva detto.

Francesco preferiva scoparsi la vicina, che aveva scoperto fare un mestiere molto interessante. Ne era venuto a conoscenza da Giovanni, il tizio del primo piano. Costui gli aveva rivelato di subaffittare una delle sue stanze a questa donna che, certo, Francesco aveva visto entrare e uscire dal condominio, ma non si era mai cagato, pensando fosse la compagna di Giovanni. Scoprì invece che la signorina faceva la prostituta, ma non solo! Si occupava giustappunto di uomini della sua età e perché privarsi di un servizio simile quando era così comodamente sotto casa?

***

DIN DON!

Chi è?

Sono il lupo mangiafig…ehm frutta.

Daryna andò alla porta e chiese chi fosse con il suo consueto melodico raglio.

“Sono Francesco. Sei libera?”

Daryna si sistemò un attimo il reggiseno e aprì la porta con fare suadente.

“Dimmi caro, cosa posso fare per te?”

“Sei libera ora?” ripeté Francesco allupato.

“Certo, per te sempre caro”

Francesco la portò su in casa sua e lanciò un’occhiata eloquente a Simone, che dopo qualche secondo, colse la solfa e trovò una scusa per uscire e non sentire le nefandezze del fratello.

Francesco entrò in camera da letto, trascinandovi Daryna, già alticcia dalla mattina. Baciandola, poteva sentire il dolce sapore dell’alcol sulla sua lingua. Gli venne voglia di bere.

“Che ne diresti di bere qualcosina prima di metterci comodi?”

“Se me lo chiedi così caro” disse lei alzando le sopracciglia.

E certo, perché tentare di far recedere la cirrosi, quando morire a settant’anni è così bello.

Francesco andò in cucina e tirò fuori del gin tenuto da parte apposta per le occasioni speciali; il campanello intanto aveva suonato, ma non gliene fregava niente. Afferrò due bicchieri e tornò in camera, proprio mentre il fratello apriva la porta per vedere chi fosse lo scocciatore di turno.

Sbatté la porta dietro di sé con lo stesso sorriso con il quale guardava la slot machine quando gli sganciava i soldi del Jackpot, appoggiò i bicchieri sullo squallido comodino e vi versò il vile contenuto da discount della bottiglia. Porse con galanteria il bicchiere a Daryna, che lo afferrò con la grazia di un troll e lo trangugiò come un vero uomo dello Jutland. Francesco la guardò estasiato mentre la imitava. Le donne che sapevano bere lo avevano sempre arrapato.

Eccitato dal gesto ardito, appoggiò maldestramente il bicchiere vuoto sul comodino, che si rovesciò e le saltò addosso come un lupo famelico. Alla faccia dei sessant’anni e della furia del sangue che si smorza, si calma, e s’accorda al giudizio!

Francesco le mise la lingua in bocca, si baciarono, ebbri e felici, senza dover nascondere i propri problemi di alcolismo. Sembravano fatti l’uno per l’altra, viscidi e ubriaconi, ma mai quanto Walter1. È quasi romantico. Quasi…

Lui la spogliò, le leccò le tette, si attaccò ai capezzoli e li ciucciò, mentre le toccava la figa bagnata. Ci infilò dentro due dita e le pompò dentro e fuori, mentre con l’altra cercava di slacciarsi i jeans senza successo. Ad un certo punto lei si scocciò, si alzò e glieli aprì con foga, per mettere le mani su quel cazzo duro. Lo prese in mano, gli fece una sega sensuale, mentre lo baciava disordinatamente, la testa le girava. Si toccarono per un po’, poi lei lo spinse sul letto e gli salì sul bacino, gli afferrò il cazzo e se lo infilò nel sesso grondante, cominciando a saltare come una forsennata su e giù, facendo scricchiolare il letto. Tra sé e sé Francesco sogghignava, pensando al fratello scandalizzato. Era una piccola vendetta per tutte le stronzate religiose che doveva sorbirsi adesso.

Le pareti della figa di Daryna si strusciavano sul suo glande in una frizione sublime. Entrambi ansimavano velocemente, vicini all’orgasmo. Daryna si portò una mano al clitoride e cominciò a pizzicarlo tra l’indice e il pollice, mentre continuava a prendere con foga il cazzo di Francesco, che le sbatteva sul collo dell’utero. Francesco, si leccò le labbra e cominciò a strizzarle il seno. Daryna venne di colpo, quasi a sorpresa, gemendo e agitandosi, poi si accasciò stremata. Francesco la girò sulla schiena, si mise a cavalcioni sopra di lei e cominciò a masturbarsi velocemente, le palle attaccate al corpo, pronte a esplodere. Ad un tratto si irrigidì e le venne copiosamente sulle tette. Continuò a venire e toccarsi per un po’, eccitato alla vista della sua opera d’arte, poi si lasciò cadere di lato sul bordo del letto troppo stretto per due.

Daryna, molto eroticamente, si era già addormentata e russava come una ruspa; Francesco la guardò beato, ancora imbambolato dall’orgasmo e pensò che dopotutto era fortunato ad avere dei vicini così generosi.

Si appisolarono, del tutto ignari di ciò che si era svolto nel frattempo alla porta d’ingresso.

***

Ricordate che nel primo episodio vi avevo detto di ricordarvi della peristalsi?

Ora ne parliamo.

***

Mentre Francesco apriva la porta della sua camera, Simone faceva per aprire la porta di casa, quando…

DIN DON!

“Sì…” disse Simone con voce flebile.

“Ciao! Sono la vicina di sotto!” disse squillante la voce della ragazza del primo piano.

“Ciao…” disse Simone aprendo la porta.

“Senti, mio nonno ha piantato come al solito un sacco di zucchine e noi non riusciamo a finirle. Se vi vanno, te ne ho portate un po’”.

La ragazza porse a Simone un cesto pieno di zucchine.

Simone le guardò inorridito, poi guardò la ragazza come se fosse il demonio, declinò l’offerta con un debole “no, grazie” e le chiuse la porta in faccia.

La ragazza rimase cinque secondi basita dalla reazione, poi lentamente, con aria confusa scese le scale.

“Ma’! Non le ha volute. Mi ha guardata come se fossi Satana in persona e poi mi ha chiuso la porta in faccia. Gli abbiamo fatto qualcosa o è solo pazzo?”

“Magari è per colpa di quella nuova setta a cui si è unito”.

***

Ci pensai e ripensai, ma non mi spiegavo l’accaduto. Insomma, non è che gli evangelici vadano a dire alle persone di non parlare con gli altri, perché sono figli del demonio (oddio, almeno spero), quindi perché questo rifiuto? Ad oggi rimane però comunque la spiegazione più plausibile, a meno che, molto freudianamente, non abbia rimosso l’atto che il fratello era in procinto di compiere e l’abbia trasferito sulla forma fallica delle zucchine, però pare un po’ un volo pindarico. Poi mica sono una psicologa, io (anche se qualcuno dei vicini la pensa diversamente).

Probabilmente mi sto facendo un sacco di seghe mentali inutili. Ad uno dei suoi incontri avranno detto qualcosa che c’entra con il diavolo e la sua mente ammaccata avrà capito la cosa sbagliata. Sta di fatto che non mi parlò per parecchio tempo. E non volle nemmeno le mie zucchine, che quindi andarono a male!

Note finali:

1- Si parla dell'orrore della persona di Walter ne "I dolori del giovane Walter".

Scritto da:

Il disagio è il mio pastore.

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