Parte 4 – Due Master e una Schiava

Categoria: Dominazione
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Dopo un paio di mesi di addestramento era arrivato il momento di fare un passo successivo. Ormai riuscivo a farmi inculare con abbastanza facilità e senza lamentarmi troppo. Il mio Padrone aveva un amico, che si definiva master anche lui, ma con tendenze più fetish e bondage. Mi ha raccontato che la sua schiava la fa vestire integralmente con completi in lattice o in sottilissimo nylon; le mette un cappuccio in testa legandola poi ad una trave del soffitto. Fortunatamente il mio Padrone è ben lontano da questi feticismi. Ha iniziato a parlarmi di lui molte settimane prima del nostro incontro. Io ero entusiasta. Non vedevo l’ora di rendere fiero il mio Padrone. Ovviamente avevo ancora molta strada da fare e non mi ha permesso di incontrarlo finché non mi ha ritenuta pronta, sia a livello fisico che mentale. Io ero sempre più stimolata a sopportare e farmi dilatare. Non sapevo nulla di lui se non le sue tendenze sessuali, che un po’ mi spaventavano, ma al contempo l’idea di essere guardata da un altro uomo mi eccitava.

Ovviamente c’erano delle regole. Prima fra tutte lui non mi avrebbe toccata dal seno in giù, non poteva né toccarmi né tantomeno scoparmi, quello spettava al mio Padrone. Regola numero due non potevo bere il suo sperma ovviamente e gli avrei fatto un pompino solo se me la fossi sentita. Regola numero tre lui avrebbe indossato un passamontagna per coprire il viso. Su quest’ultimo punto ho storto un po’ il naso, non perché mi interessasse vederlo in viso, ma il volto coperto mi inquietava leggermente, era però un suo desiderio e io dovevo rispettarlo. Avevamo concordato con il mio Padrone che non mi avrebbe lasciata sola un momento e che, nel caso ne avessi avuto bisogno, avrei potuto usare la safe-word senza problemi. E così con il passare delle settimane e il progredire degli allenamenti arrivò il fatidico giorno.

Ero emozionata, agitata, impaurita ed eccitata allo stesso tempo. Arrivati a casa di questo master mi sono recata nella camera da letto a sinistra dell’ingresso per cambiarmi. Per l’occasione avevo scelto un vestitino veramente molto corto che si abbinasse al mio collare, con delle autoreggenti nere. Sul letto mi aveva fatto trovare come regalo un paio di tacchi vertiginosi di vernice nera. Già solo nell’indossarli ho dovuto chiedere aiuto al mio Padrone per reggermi, camminare trainata dal guinzaglio e con le gambe tremanti mi risultava molto difficile. Ovviamente sotto al vestito non portavo intimo. Arrivata in salotto lui mi aspettava sul divano con il passamontagna già indossato. Non so bene cosa mi aspettassi di trovare ma quello che avevo di fronte era una specie di tricheco in tuta con gli occhi azzurri, unica parte del viso che riuscissi a vedere.

Dopo una breve presentazione, fatta dal mio Padrone, mi sono spogliata e fatta ammirare da lui, tendendo solo calze e tacchi. A questo punto il mio Padrone ha estratto un pennarello indelebile nero e in stampatello, a caratteri grandi, ha scritto la parola “troia” sul mio seno. Poi ho dovuto introdurre all’uomo davanti a me tutti i nostri giocattoli e l’utilizzo che ne abbiamo fatto. Ero molto tesa e imbarazzata, sudata tantissimo per l’ansia, ma cercavo di risultare il più naturale possibile. Non sono sicura di esserci riuscita. Dopo la mia presentazione il Padrone mi ha chiesto di fare un pompino all’altro master che però ha avanzato la richiesta di rimanere solo con me mentre lo facevo. Questa domanda mi ha fatta un po’ agitare, ovviamente il mio Padrone mi aveva avvisata che per qualsiasi cosa avrei potuto fermare tutto e che sarebbe stato sempre con me. Abbiamo quindi acconsentito entrambi e il mio Padrone si è allontanato dietro un muro ma senza lasciare la stanza, in modo che potesse sempre vedermi senza però essere visto. L’altro uomo era sul divano, mi sono quindi avvicinata e messa a quattro zampe per iniziare l’opera.

All’inizio non capivo perché avesse voluto rimanere soli, pensavo avesse qualche intenzione perversa e siccome c’erano delle regole anche per lui, pensavo volesse infrangerle. Appena ha calato i pantaloni l’ho capito. Era minuscolo. Ma non piccolo per modo di dire, era proprio invisibile. Non sapevo da che parte iniziare. Ho provato ad afferrarlo ma mi stava tra due dita, pensavo dovesse ancora eccitarsi allora ho provato ad avvicinarmi con la bocca. Una puzza di piscio atroce mi ha investita. Nel frattempo sentivo il mio Padrone chiamarmi e dirmi che stavo facendo un ottimo lavoro. Io sentivo la nausea montare e la testa girare per il forte odore. Mi stavo impegnando moltissimo ma era così piccolo che dovevo spingere indietro l’enorme pancia per riuscire ad arrivarci. Pensavo che sentire il mio Padrone parlare dall’altra parte del muro lo stesse distraendo quindi gli ho chiesto se potesse fare silenzio che andava tutto bene. Non è servito. Io leccavo e ciucciavo lottando contro il vomito, cercando di respirare, e lui rimaneva grosso quanto un pollice.

Dopo un po’ che stavo li a “lavorare” anche il mio Padrone si è spazientito. Aveva voglia di incularmi e non poteva più aspettare. Mi ha raggiunta da dietro e ha iniziato a spingere il suo cazzo nel mio buchetto. Purtroppo però io ero molto agitata e nei giorni precedenti avevamo sfondato bene il piccolo buco. Perciò tra l’agitazione che non mi permetteva di rilassarmi e lo sfintere ancora irritato per il duro allenamento non siamo riusciti a farlo entrare. Senza troppi fronzoli è passato davanti. L’ho ringraziato per essere intervenuto, così potevo avere una “scusa” per prendere fiato e allontanarmi da quell’orinatoio. All’altro master però non piaceva essere trascurato e mentre mi pizzicava i capezzoli mi intimava di continuare. Io ero molto eccitata dalla situazione, avrei voluto essere inculata mentre il mio Padrone mi dava della troia e della vacca. E così mentre godevo grazie al mio Padrone, trattenevo le lacrime per quella dolce tortura. Ho chiesto al mio Padrone di venire, l’ho proprio supplicato e con le lacrime agli occhi ho detto che non ce la facevo più. Sentivo quella puzza attaccata ovunque sul viso e nei capelli e il master non era ancora venuto dopo più di mezz’ora. Mi hanno graziata e mi sono potuta fermare, ho ringraziato e chiesto scusa.

Infine ho preso il preservativo usato dal Padrone e recuperato il suo sperma all’interno. Ho ingoiato tutto il suo piacere in un fiato guardandolo negli occhi. Avevo ancora addosso i tacchi vertiginosi e con le gambe tremanti per la scopata, faticavo a stare in piedi. Era passata poco più di un’ora da quando eravamo entrati in quella casa e io avevo superato la mia prova. Mi hanno fatta rivestire, recuperare i miei giocattoli e ci siamo salutati. In strada il mio Padrone mi ha detto di essere molto orgoglioso di me e di come mi ero comportata. Arrivata a casa ho fatto una lunga doccia per togliermi quell’uomo di dosso. Ma nonostante tutto ero felice.

Dedicato al mio Padrone, Master Fisting

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