Tanto non mi vede nessuno

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Introduzione:

Per la prima volta provo a scrivere un racconto da una prospettiva femminile: fatemi sapere se il tentativo è riuscito

È una domenica pomeriggio calda e soleggiata.
Troppo calda per poter pensare di passarla nel mio piccolo appartamento senza aria condizionata.
Forse una pedalata sotto il sole non è la strategia migliore per rinfrescarsi, ma sentire l’aria che scorre sulla pelle asciugando il sudore è di certo una sensazione più piacevole rispetto a quella che le mie chiappe stanno provando a contatto con la pelle del divano.
Questi sono i pensieri che mi animano mentre in modo risoluto spengo la TV, mi cambio e scendo le scale.

Mentre attraverso il portone del condominio incrocio Massimo che mi saluta con un rapido cenno del capo e, per una frazione di secondo, lascia che lo sguardo indugi sul mio posteriore fasciato dai pantaloncini aderenti.
Massimo è il vicino del piano di sotto: lo conosco da dieci anni e da allora è il mio sogno erotico proibito.
Simpatico, muscoloso, sorridente… Come me è anche lui sulla quarantina, ma a differenza mia è sposato e ha una famiglia bellissima; ragion per cui non ci ho mai provato neanche per sbaglio.

Il suo fugace sguardo, però, risveglia improvvisamente in me quell’eccitazione che fin dalle prime ore di questa mattina sto cercando di tenere a bada.
Rivolgo un ultima occhiata bramosa al portone ormai chiuso e inforco la bicicletta.

Pedalo senza meta per diversi chilometri. Nel frattempo la mente alterna continuamente pensieri innocenti e fantasie proibite; queste in particolare si fondono con la piacevole sensazione del sellino che preme dolcemente fra le natiche.
Senza quasi accorgermene la pista ciclabile mi porta vicino alla riva del fiume.

Mi fermo un attimo per riprendere fiato, godermi l’incantevole paesaggio e dare un’occhiata in giro.
Dopo aver legato a un albero la bici prendo un piccolo sentierino che devia dalla pista ciclabile per insinuarsi nella fitta vegetazione dell’argine e mi ritrovo in una meravigliosa e microscopica spiaggetta sassosa, circondata dai cespugli.

“Peccato, non ho portato il costume” penso fra me e me.
“Ma è veramente un problema?”.
Recupero la salvietta dalla sacca della bici e la stendo sui ciottoli.
La prossima ora la passerò prendendo il sole!
Levo le scarpe e i pantaloncini sportivi lasciando la mia intimità coperta da semplici mutandine rosa.

Il problema è come gestire la parte sopra: non ho il reggiseno e questo top sportivo con l’abbronzatura mi lascerebbe dei segni poco carini.

“Quasi quasi me lo tolgo e rimango in topless; tanto non mi vede nessuno, no?”.
Guardo verso la pista ciclabile: gli alberi e i cespugli ne escludono la vista, ma non completamente.
Realizzo che qualche curioso con un po’ di impegno potrebbe anche riuscire a scorgermi.
Anziché dissuadermi, però, questa eventualità mi stuzzica lievemente.
“E poi, in fondo, siamo nel 2023: chi si scandalizza più per un paio di tette al vento?”.
Detto fatto.
Sfilo il top, appoggio la testa sullo zainetto e lascio che i raggi del sole si posino sulla mia pelle accaldata riflettendosi sulle mie tette tonde e sode.

Il rumore dell’acqua è ipnotico, dopo che mi sono messa comoda mi lascio cullare dai suoni della natura mentre l’eccitazione non del tutto sopita prende sempre più potere dentro di me.

Lascio che la mano destra si sposti sopra il leggero tessuto delle mutandine e comincio a carezzarlo con un movimento leggero e spensierato.
L’immersione nella natura alimenta le mie naturali voglie e il sapere di poter essere intravista da qualcuno non fa che catalizzarle.

Sento un fruscio di foglie spostate alle mie spalle e d’un tratto ritorno in me.
Sollevo la testa e mi guardo attorno: pare che non ci sia nessuno; probabilmente sarà stato un anatroccolo o qualche altro animaletto selvatico.

Torno a occuparmi della mia passerina, questa volta però in modo più deciso: ho proprio voglia di godere come si deve.
La mano destra si infila sotto l’elastico delle mutandine, e la sinistra va a stringere uno dei miei seni nudi.
Il suono avvertito prima ha indirizzato la mia mente verso una fantasia ben definita: un guardone che mi sta spiando.
Lo immagino forte e bello, con le fattezze di Massimo; mi figuro il suo gran cazzone (che in realtà non ho mai visto ma su cui ho più volte fantasticato) che viene stretto fra le sue mani possenti.

Abbasso un po’ le mutandine affinché un dito possa più comodamente entrare nella mia fighetta fradicia.

Di nuovo un fruscio alle mie spalle.
Questa volta però sono troppo eccitata per fermarmi e controllare che che non ci sia nessuno: se c’è un guardone alle mie spalle che si goda pure lo spettacolo.

Continuo a masturbarmi con movimenti più decisi, le dita della mano sinistra afferrano il capezzolo quasi con forza. Lo faccio sia per goderne fisicamente che per allietare il mio guardone immaginario.

Sento nuovamente un fruscio alle mie spalle, accompagnato dal rumore di legnetti calpestati.
Non mi posso sbagliare: c’è veramente qualcuno che mi sta guardando mentre mi faccio un ditalino in mezzo alla natura.

L’insieme delle emozioni che sto provando è difficile da descrivere.
Da un lato una paura paralizzante mi spinge a fermarmi subito, a ricompormi e a scappare.
Dall’altro lato il desiderio erotico mi regala un coraggio e un’imprudenza tali da soffocare ogni timore.
Questo lato è quello vincente.
Continuo a masturbarmi mettendo infantilmente in pratica la stessa accortezza che i bambini adoperano per sfuggire al mostro dell’armadio: tengo gli occhi chiusi.
Se non lo vedo non ho nulla da temere.

Ma anche senza guardarlo non posso fare a meno di pensare al suo aspetto: forse non sarà figo come Massimo, forse sarà solo un vecchio pescatore arrapato, o magari un giovane ciclista.
Chissà poi, quanto è dotato?
Passo poco più di un minuto in mezzo a questo pensieri. Mentre l’orgasmo comincia ad approssimarsi realizzo che è giunto il momento di posare gli occhi sullo spione.
Anzi, la voce più maliziosa dentro la mia testa mi suggerisce: “Con tutta l’eccitazione che la sua presenza mi ha donato potrei anche io fargli un piccolo regalo offrendogli una visuale ancora più bella”.

Abbandonando ogni remora tiro su la schiena, ruoto velocemente sulle natiche rivolgendomi nella direzione dello spettatore, il tutto senza togliere la mano che mi sta dando estremi godimento.
Infine spalanco sia gli occhi che le gambe contemporaneamente.

Mentre il piacere mi sconquassa un potente gemito esce dalla mia bocca.
È il suono travolgente dell’orgasmo che, però, subito muta in un’esclamazione di genuina sorpresa.

Il guardone per cui mi sono sditalinata con tanta foga non era un uomo, ma una donna!
Una cinquantenne rotondetta di cui ora vedo anche il prosperoso seno sbucare fuori dalla camicetta.
I cespugli, però, mi nascondono dalla vista la sua mano che (sono pronta a scommettere) è all’opera fra le gambe morbide.
Lei mi sorride con un’espressione dolce e imbarazzata mentre fatica a distogliere gli occhi dalla mia figa aperta verso di lei.

Io però non ricambio subito il sorriso, l’effetto sorpresa nel vederla e le sensazioni fortissime appena provate mi lasciano con un’espressione vuota e poco cordiale.
Evidentemente lei non lo prende come un buon segno: si volta di scatto e si allontana fra la vegetazione lasciandomi qui sola, nuda, confusa e soddisfatta.

Ritenendo di aver già dato spettacolo a sufficienza mi rimetto i vestiti addosso, raccolgo la mia roba e torno alla bicicletta e faccio per togliere il lucchetto.
Arrotolate sul catenaccio ci sono un paio di mutandine da donna nere; al loro interno un bigliettino con un numero di cellulare.

Scritto da:

Non c'è fantasia che soddisfi quanto la realtà; ma non c'è realtà che non desideri essere superata dalla fantasia

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