La gelosia della mia gemella Sara.

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Categoria: Incesto
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Sono in camera mia a riposare. La giornata è caldissima e mi sto godendo l’aria condizionata, quando la porta di camera mia viene spalancata violentemente. La mia gemella Sara entra come una furia.

         «Ti sei scopato mamma?!».

Inizia a muovere le mani nel tentativo di colpirmi, abbastanza inutile in realtà.

La afferro per i polsi e la spingo sul mio letto. Mi metto sopra di lei e la immobilizzo con il mio corpo.

         «Ti calmi?! Chi te lo ha detto?».

         «Allora è vero!».

         «Chi te lo ha detto?» chiedo con un tono più scocciato.

Lei abbassa lo sguardo.

         «E’ stata mamma!».

“Guarda te se deve spifferare a tutta la famiglia che ci siamo divertiti” penso.

         «Sì, io e mamma abbiamo avuto un nostro momento ieri. E con questo? Tu e le nostre sorelle ci avete perso la verginità con mamma e papà! Vuoi venirmi a fare la predica!?».

Inizia a calmarsi e la lascio andare. Si mette seduta sul letto. La sua faccia è rossa, sembra quasi stia per mettersi a piangere.

         «Guardami! Proprio non ci arrivi?».

Pur essendo gemelli io e lei siamo decisamente diversi. Lei è bionda mentre io castano. Lei ha gli occhi castani mentre io azzurri. Anche fisicamente siamo diversi, nonostante entrambi facciamo sport e abbiamo un fisico atletico, lei è più minuta, ha una seconda e un culetto che pur essendo sodo è leggermente più pronunciato del mio. Ha un viso molto bello e dai lineamenti delicati, cosa che maschera il suo carattere non proprio angelico.

         «No, non ci arrivo!».

         «Ecco … volevo essere io la prima della famiglia.».

Che mi venga un colpo. È arrabbiata perché il mio primo rapporto incestuoso è avvenuto con mamma e non con lei?!

         «Sono sempre stato qui! Potevi farti avanti.».

         «Che sciocco che sei! Come potevo fare? Nemmeno mamma ha avuto il coraggio di farsi avanti. Sei stato tu a dominarla! Possibile che io non ti ispiri nessuna fantasia del genere?».

Ora si che sta per piangere. Ha gli occhi lucidi. Non averi mai immaginato che la mia gemella tenesse così tanto ad avere un rapporto del genere con me.

         «Vieni qui!».

La abbraccio forte. Lei mi guarda negli occhi. Le nostre facce sono a pochi centimetri di distanza. Lei prende l’iniziativa e mi bacia. È un bacio a stampo, semplice.

Si stacca subito imbarazzata. Si alza e corre via.

Forse si aspettava un altro tipo di reazione da parte mia, non lo so.

Esco anche io di camera e vado in cucina dove c’è mia mamma.

         «Amore. Come stai? Dormito bene?».

Non rispondo. Mi avvicino e le infilo indice, medio e anulare in bocca. Le afferro la mandibola e la porto vicino alla mia faccia.

         «Chi ti ha detto di dire di me e te a Sara? Non ero io che comandavo! E ora prendi l’iniziativa?!».

Sono veramente incazzato. Non doveva permettersi.

         «Rischi di rovinare il mio rapporto con lei. Non dovrà accadere mai più. Ora esci di casa e resta fuori per qualche ora. E per punizione non godrai almeno per una settimana, non finché non mi sarà passata l’incazzatura.».

La guardo. Ha i capezzoli duri che si vedono da sotto la maglietta. Le infilo una mano delle mutandine. Sono fradice. Le infilo la mano sporca dei suoi umori in bocca.

         «Se basta così poco a farti bagnare… sarà una settimana infernale per te!».

Me ne vado, lasciandola lì in cucina. Torno in camera. Quando saluta, uscendo di casa mi preparo.

Vado in camera di mia sorella Sara. È sul letto seduta. Triste. Indossa una canotta bianca e una gonnellina a quadri rosa. Busso.

         «Sara… entro.».

Lei scatta per tenere la porta chiusa, ma non fa in tempo. Sono già entrato e me la ritrovo di fronte, con gli occhi rossi. Ha pianto.  

         «Sai Sara, tu sei la mia gemella. Sei la persona con cui ho un legame unico al mondo. E vederti così triste, mi spezza il cuore. E sono qui per questo. Voglio farti un regalo.».

Mi avvicino a lei e la bacio. Le nostre lingue si attorcigliano insieme questa volta.

         «Prendi la pillola, giusto?».

Fa di sì con la testa.

         «Non sei stata la prima con cui ho fatto sesso, ma sarai la prima della famiglia a cui verrò dentro.».

Lei fa qualche passo indietro. Si mette in ginocchio sul letto e mi sorride. Mi avvicino subito inizio a baciarla. Mentre le nostre lingue si attorcigliano, faccio scendere una mano fino sotto la sua gonna. Risalgo lentamente sfiorando la pelle liscia dell’interno coscia, su fino ad arrivare al piccolo triangolino di stoffa che separa la mia mano dal suo sesso.

         «E’ proprio lì dietro il premio, fratello!».

Premo le dita sulla stoffa, e inizio a massaggiarla senza però entrare in contatto con la sua pelle. Le mutandine diventano subito umide. Mi stacco.

La continuo a baciare e le sue mani vanno subito al mio pacco duro, slacciano i pantaloni e la sua mano accarezza il mio membro da sopra i boxer.

Freno le sue mani e cingo le mie attorno al suo collo, senza stringere forte.

         «Non correre! Conduco io!» le dico.

Le sue mani tornano attorno al mio collo e io la tiro a me. Mi balza in braccio e la sdraio sul letto. Ha le gambe aperte. Scendo dalla sua bocca verso il suo sesso. Alzo la gonna, scosto di lato le mutandine bagnate e mi gusto il dolce nettare che impregna le sue grandi labbra.

È bella rasata, come piace a me. Arrossata dalle stimolazioni della mia lingua che passa lungo i bordi della sue magnifica fessurina. La mia barba incolta pizzica sul suo sesso, ma le piace e gli affondi che la mia lingua fanno nel suo tempio sono molto graditi. Mi concentro sul clitoride, lo lecco, lo succhio con forza e poi all’improvviso lo mordicchio. Una scossa di piacere e dolore pervade il corpo di mia sorella.

         «Ancora, Leo… mordimela ancora! Ti prego!!».

Continuo a dedicarmi a lei con la mia bocca, la mia lingua e i miei denti. Nel frattempo il mio indice destro stuzzica il suo buchetto posteriore, senza però entrare.

         «Sei meglio della mia amica Flora, quella lesbicona succhia passere! Lei la lecca divinamente. Tu, fratello, tu però … sei… diabolicoooo.».

Dalla sua fessurina parte un spruzzo potente che quasi mi affoga. Un orgasmo potente che va vibrare quelle “o” finali della frase come se fossero il suono più armonioso di questo mondo.

         «Scusa… mi è partito!».

Ride.

Io le tolgo mutandine e gonna. Lei si toglie la canotta con cui mi asciugo la faccia. Le sue mutandine bagnate finiscono dritte nella sua bocca, mentre io mi spoglio e la giro a pecora sul letto.

Inizio a scoparla. È strettissima. Sento che non è molto partecipe in questa posizione, così decido di cambiarla subito.

La sdraio sotto di me, la fisso negli occhi e intanto la penetro lentamente.

         «Molto meglio così!» mi dice «Voglio guardarti in faccia mentre entri dentro di me, fratello.».

Questo non è sesso, è amore. Sto facendo l’amore con mia sorella. Lento, dolce e intenso.

Aumento piano piano il ritmo degli affondi e sento che con esso anche il suo respiro si fa via via più affannato.

Passa molto tempo e entrambi ci godiamo quel momento che vorremmo non finisse mai.

         «Vieni dentro di me, Leo. Aspetto solo il tuo seme ora!».

Ora proseguo veloce. Sia come numero di penetrazioni, sia come profondità e forza.

Appena prima di venire, Sara mi cinghia la vita con le gambe. Mi spinge dentro di lei e lì vengo. Sei o sette schizzi potenti e caldi entrano dentro di lei, mentre io guardo il volto sudato e sorridente di mia sorella. La bacio ancora e mi tolgo da lei.

         «E’ stato stupendo, Sara.».

         «Ti amo così tanto!».

Restiamo nudi sul letto, accoccolati. Riprendiamo fiato e parlottiamo come abbiamo sempre fatto.

         «Sai credevo fossi meno stretta lì sotto.».

         «Ehiii, ma ti sembrano cose da dire a una sorella!?!?».

         «Come se quello che abbiamo fatto è normale con una sorella!».

         «Babbo! Comunque è perché dopo papà che mi ha preso la verginità, tu sei l’unico altro ragazzo con cui l’ho fatto e sarai anche l’unico.».

         «E tutte le volte che dormivi fuori e tornavi tutta contenta di aver fatto sesso?».

         «Lo facevo… con Flora. La mia ragazza.».

Resto di sasso. Che modo particolare per fare coming out.

         «E perché te la sei presa così tanto prima, se sei lesbica?».

         «Mi piacciono le ragazze e con questo? Tu sei mio fratello. È diverso. Sei l’unico da cui mi farei fare certe cose. Anzi, ti dirò se mai mi sposerò e vorremo avere dei figli, vorrei che fossi tu ad ingravidare mia moglie. Sarai il papà dei miei bambini.».

         «Come corri! Ti prometto che ci penserò. Ora pensa solo a fare il college e trovarti una brava donna da sposare.».

Mi bacia appassionatamente.

         «Però… facciamolo ancora io e te. Ok?».

La bacio ancora. Mi alzo ed esco. Nudo. In corridoio incontro mia madre che è tornata dal suo giretto.

Mi guarda e sorride. Mi avvicino a lei e la bacio in bocca.

         «Sono ancora arrabbiato con te. Vieni che devo farmi una doccia. Devi lavarmi tu!».

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Cosa dire di me? Sono uno scrittore amatoriale. Amo il genere dominazione, ma non disdegno tutto ciò che può essere interessante e coinvolgente. Se hai una storia da raccontare, ma non sai come farlo... scrivimi e troveremo un modo insieme! sono su Facebook come Canta Storie e alla mia mail Cantastoriedal28@gmail.com

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