Decisioni importanti

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Categorie: Incesto, Lesbo
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Il ronzio del motore, non riesce a coprire i miei pensieri. Sto viaggiando verso il mare per raggiungere mia figlia ed i miei genitori, che, da una settimana, già sono in villeggiatura. Sono Anna e sono la manager di un importante gruppo alimentare e, domani, festeggerò il mio 36º compleanno, assieme a Eva, mia figlia, che a sua volta festeggerà il suo 18º genetliaco. Curioso il fatto che quando l’ho festeggiato io il mio 18º compleanno, l’ho partorita. Mentre il sole tramonta dietro le colline, ripenso a questi 18 anni da madre single. Avevo superato i miei 17 anni da qualche mese e, da un po’ di tempo, avevo scoperto il piacere di tenere fra le mani qualche bel cazzo. Dopo innumerevoli seghe, avevo avvertito forte il desiderio di assaporare quella crema bianca che vedevo schizzare, così copiosa, da quei cazzi che sentivo fremere fra le dita della mia mano. La prima volta che mi trovai a fare un pompino, quando lui mi ebbe a sborrarmi in gola, ho sentito un fremito percorrere tutto il mio corpo e, immediatamente, le mie mutandine si inzupparono in maniera incredibile. Era stata una sensazione così forte che non mancava più di ripeterla ogni volta che mi si presentava l’occasione. Ho succhiato cazzi in continuazione, fin quando, una sera di inizio novembre, alla festa di compleanno della mia amica Alessandra, mi son chiusa nella sua camera da letto, insieme ad un ragazzo più grande di me, cui, qualche giorno prima, avevo già succhiato l’uccello e, quando mi era venuto in bocca, avevo sentito le sue dita indugiare fra le pieghe della mia lumachina, che aveva schiumato in maniera incredibile. Trovarmi da sola con lui, mi ha fatto sentire forte il desiderio di provare qualche emozione nuova e lui, dopo avermi sdraiato sul letto e sfilato le mutandine già fradicie, ha preso a leccarmi fra le cosce, facendomi impazzire di piacere. Ho provato un orgasmo sconvolgente e, quando lui ha sollevato lo sguardo, chiedendomi se andava tutto bene, io gli ho risposto, con languore, che era bellissimo e doveva continuare a farmi impazzire. Lui ha ripreso a leccarmi e, quando ho raggiunto di nuovo l’orgasmo, ad un tratto ho sentito qualcosa premere fra le labbra della mia fica e, subito dopo, con una spinta decisa, è entrato tutto dentro di me. Ho sentito come una specie di bruciore, mentre la mia verginità se ne andava ed il mio corpo si è irrigidito per l’improvvisto dolore. È però durato solo un attimo, perché poi ha preso a muoversi dentro e fuori e subito la mia mente è stata sconvolta da qualcosa di ancora più piacevole, che non avevo mai provato e che, in breve, mi ha fatto urlare e desiderare di provarlo ancora. Ho sollevato le gambe, le ho annodate dietro la sua schiena, nel timore che lui mi privasse di quelle ondate di piacere che mi stavano travolgendo. Ad un tratto, dopo un altro orgasmo molto intenso, lui è rimasto immobile piantato dentro di me e un’ondata di calore si è riversata nel mio ventre, facendomi quasi svenire dal piacere. Mi era venuto dentro. Non avevo mai provato qualcosa di così travolgente e, per tutto il mese successivo, ho cercato di replicarlo con più frequenza possibile. Naturalmente, come regalo di Natale, mi sono ritrovata incinta. I miei genitori erano contrariati, non tanto perché ero incinta, ma dal fatto che non ero in grado di precisare chi, fra tutti quelli che mi avevano scopato e sborrato dentro, potesse avermi ingravidato. All’inizio pensavo di abortire. Ero all’ultimo anno delle superiori e una gravidanza sembrava esser un impegno troppo gravoso per me, ma fu proprio mio padre che, seduto insieme a me sul divano, mi fece un ragionamento così convincente, da farmi cambiare idea.


«Figlia mia, non sono d’accordo con te su di un eventuale aborto, perché la creatura che ora hai nel grembo, non può pagare per gli errori di una madre che, in maniera tanto semplicistica, ha pensato solo al proprio piacere. Non è stata questa creatura a chiedere di venir al mondo, quindi non mi sembra giusto privarla della vita che le spetta.»


Ho riflettuto a fondo sulle sue parole e, dentro di me, in quel momento, ho desiderato di avere quella creatura, che, effettivamente, avevo generato con il mio comportamento superficiale e sconsiderato.
Fu un anno veramente durissimo. Mi impegnai nello studio e nella gestazione, superando gli esami di maturità con dei voti eccellenti e, circa un mese dopo, come ho detto il giorno del mio 18º compleanno, ho partorito Eva. È stata una sensazione meravigliosa, quando, per la prima volta, ho stretto fra le braccia questa creatura che, col tempo, si è rivelata esser qualcosa di cui vado fiera. Grazie anche al contributo dei miei genitori, son riuscita a farla crescere ed a farla diventare la splendida donna che oggi, a 18 anni, è capace di catturare gli sguardi di ogni uomo, che incrocia. Però non è stato facile. I primi tempi non riuscivo a trovare un lavoro decente, in linea con il mio titolo di studio in ragioneria e, nonostante l’aiuto dei miei genitori, c’era qualcosa in me che, in qualche modo, mi impediva di sentirmi soddisfatta. Cercavo in tutti modi di crearmi una famiglia e di avere un compagno con cui condividere la crescita di Eva. Però le mie storie non duravano che qualche mese e non riuscivo a capire il perché. Poi, una sera, mi fu tutto così dolorosamente chiaro. Da circa due mesi, frequentavo un bel ragazzo, molto carino e soprattutto dotato di un bel cazzo, lungo e duro, oltreché resistente. Scopare con lui era qualcosa di veramente esaltante, perché sembrava insaziabile. Quella sera, avevamo scopato per circa tre ore, ininterrottamente e, dopo l’ennesimo orgasmo che lui aveva riversato nella mia vagina, ora protetta dalla pillola, ero sdraiata con la testa appoggiata al suo petto e, sollevato lo sguardo ho incrociato i suoi occhi e le mie parole sono state le più languide e dolci che una donna può mai dire ad un uomo.


«Sei stato magnifico! Mi hai scopato in maniera così estasiante che sento, dentro di me, il desiderio di vivere per sempre con te queste emozioni. Io ti amo e voglio passare la mia vita insieme te.»


Lui ha fatto uno scatto, si è seduto sul letto e, con un sorriso beffardo, mi ha risposto con tono sprezzante.


«Cosa? Non se ne parla nemmeno! Sei una bella troia, scopi bene, lo prendi tranquillamente nel culo e mi piace anche quando ingoi la mia sborra, ma tutto finisce qui! Non ho nessuna intenzione di legare la mia vita ad una puttana, che ha già una figlia!»


In quel momento mi son resa conto di come una donna con figlia potesse esser considerata puttana con cui trascorrere solo un po’ di tempo, per poi abbandonarla a sé stessa. Ottima per godere, ma inadatta per creare una famiglia, dato che comunque era una troia che si era già lasciata ingravidare da altri. È stato un duro colpo che mi ha tolto il fiato, ma, con orgoglio, non ho detto nulla; mi sono alzata dal letto e me ne sono andata. Ero furiosa. Dunque il mondo mi considerava una troia e allora ho deciso che sarei stata una troia! Perché avrei dovuto accontentarmi di scopare con un solo cazzo, quando potevo aver la possibilità di aver tutti quelli che volevo, senza dover dar conto a nessuno e in assoluta libertà. Due mesi dopo, sono stata assunta come ragioniera in questo importante gruppo alimentare e, da allora, mi sono impegnata nel mio lavoro, fino a raggiungere il livello di dirigente, responsabile del settore economico. Ho lavorato sodo, con tenacia e caparbietà, sacrificando anche un po’ di tempo per mia figlia. Infatti, spesso e volentieri, son costretta ad assentarmi per diversi giorni da casa, e questo mi ha impedito di vivere in presenza la crescita di mia figlia. In questi 18 anni, ho anche continuato a godermi la vita, scopando con chi suscitava il mio interesse, ma una cosa non ho mai fatto: non mi sono mai prostituita e non ho mai succhiato il cazzo a nessuno per ottenere agevolazioni nel lavoro. Di proposte ne ho avute tante, alcune anche allettanti, ma io ho sempre rifiutato e questa mia integrità morale, è stata, alla fine, riconosciuta ed oggi posso dire con orgoglio che, se sono arrivata a ricoprire questa importante carica, lo devo solo ed esclusivamente a due cose: l’aiuto dei miei genitori nell’allevare Eva ed il mio impegno sul lavoro. Mio padre Carlo è un bel maschio, di 56 anni, alto 1,85, fisico asciutto e snello in quanto insegnante di educazione fisica in un liceo e, per di più, ha messo su una palestra di arti marziali: insegna judo, dove allena molti dei suoi studenti e questa continua attività fisica ha modellato il suo corpo, che tutto dimostra, tranne la sua età. Al suo fianco ha Franca, mia madre. Di un anno più giovane di lui, mia madre è una bella donna, alta 1,70, capelli biondi, occhi azzurri, una bella quarta di seno ed un ventre piatto e liscio, perché, anche se di professione è insegnante di matematica, aiuta mio padre nella gestione della palestra, di cui lei cura il settore femminile. Io, fisicamente, le assomiglio molto. Sono alta come lei, con la differenza che ho i capelli neri come quelli di mio padre, ma gli occhi azzurri di lei, un seno leggermente più piccolo ma, comunque, una terza piena. Avendo partorito molto giovane, il mio corpo non ha subito grandi trasformazioni e oggi, quando cammino insieme a mia figlia Eva, spesso ci scambiano per sorelle. Eva è ancora più bella di me, perché hai capelli neri, ma ricci, e gli occhi azzurri come i miei, mentre il seno è composto da due sfere perfette. Una terza misura, che sembra disegnata da un chirurgo estetico, mentre, al contrario, sono naturali al 100%. Ha sempre frequentato la palestra con i miei genitori, che non l’hanno mai considerata una nipote, ma una seconda figlia. I continui allenamenti in palestra, le hanno modellato il fisico e, soprattutto, le hanno insegnato le tecniche di difesa personale e questo mi rende serena, sotto l’aspetto della sua sicurezza, perché son convinta che nessuno riuscirà mai a metterle le mani addosso, se lei non vuole. C’è molta intesa fra mia madre, mio padre e mia figlia e, a volte, me ne rendo conto, quando passo del tempo a casa e vedo i loro sguardi complici e la loro intesa perfetta. Non sono gelosa, perché, in ogni caso, Eva si dimostra sempre molto contenta di stare in mia compagnia. Il mese scorso, è stata impegnata con gli l’esami di maturità ed io ero presente quando ha sostenuto l’ultima prova orale: la sua professoressa, alla fine, l’ha abbracciata e baciata con affetto, indicandola come la studentessa che aveva raggiunto il miglior punteggio di tutta la scuola. Non avrebbe potuto esser diversamente con gli insegnamenti di mia madre e, quando ho visto quella donna abbracciare mia figlia, in maniera così sensuale, ho provato uno strano brivido: come un pizzico di gelosia, perché considero Eva solo mia. Poi ho lasciato a lei e ai miei genitori la facoltà di scegliere, sia il posto che il periodo dove andare in vacanza, perché volevo che fosse bella e davvero speciale. Stranamente mi sarei aspettata di trovarmi in una città molto turistica, con locali da ballo e discoteche, invece hanno optato per questa villa in cima ad una splendida scogliera, con due camere matrimoniali, ciascuna dotata di bagno privato, una bella cucina, un piccolo salone, un bel patio, che termina in un giardino privato con piscina. Il mare è poco più in basso, dove c’è una piccola spiaggia davanti al borgo marinaro, che si trova all’uscita di questa valle lunga e stretta. Arrivo e li trovo a cena. Sono tutti e tre seduti sotto l’immenso portico di questa splendida villetta, che abbiamo affittato per tutto il mese di agosto. Mi abbracciano e vedo Eva che indossa un pareo, sotto cui si intravede il suo corpo quasi nudo. Mi butta le braccia al collo e si dice contenta del mio arrivo.


«Mamma, finalmente: questa settimana sembrava non passare mai!»


Le sorrido, la tengo stretta a me e questo mi dà molta gioia. Lei solleva gli occhi e, con un’aria un po’ imbronciata, parla con un velo di tristezza.


«Son felice che tu sia arrivata, anche se penso che, in qualunque momento, il tuo cellulare possa squillare e, immediatamente, te ne andrai, com’è successo altre volte.»


La guardo, apro la mia borsa e ne estraggo uno smartphone nuovo.


«Questa volta no! Ho lasciato il mio telefono da lavoro, il tablet e il notebook, volutamente a casa! Questo telefono ha una scheda nuova ed un numero privato, e in esso sono registrati solo i vostri tre numeri. Ho lasciato delle disposizioni e, per 15 giorni, non voglio esser raggiungibile per nessuno!»


Mi bacia e mi abbraccia felice del fatto che, finalmente, potremo trascorrere una vacanza insieme, cosa che non era successo negli ultimi tre anni.


«Mi sarebbe piaciuto offrirvi la cena, ma ho impiegato tantissimo tempo a percorrere l’autostrada, completamente intasata, quindi, se è nelle vostre corde, appena finito di mangiare, andremo in città e vi offrono un buon gelato!»


Accettano volentieri e, dopo aver consumato il nostro pasto, ci ritiriamo ognuno nelle nostre camere per prepararci all’uscita. Condivido la mia camera con Eva, che fa una rapida doccia e lo stesso faccio anch’io e, quando esco dal bagno, la trovo ancora nuda che sta iniziando a vestirsi. Ha scelto di indossare una minigonna nera elasticizzata, con sopra un top di colore giallo, che fa risaltare ancor di più i suoi splendidi capelli neri e ricci. Per un attimo la osservo e noto un dettaglio che subito mi lascia incuriosita.


«Gioia di mamma, dove siete stati questa settimana a prendere il sole?»


Lei si gira, mi guarda e, con una estrema naturalezza, mi risponde.


«Nel giardino della villa. Abbiamo visto la spiaggia completamente invasa, senza alcuna possibilità di poter distendersi e, tantomeno, tranquilli, così abbiamo deciso di prendere il sole in giardino e rinfrescarci con un bel tuffo in piscina.»


Ora il mio stupore è ancora più palese.


«Ma, Eva, hai preso il sole nuda? Non vedo il segno del costume sul tuo corpo.»


Lei si gira e mi guarda davvero stupita.


«Sì, certo! Perché? Cosa c’è di tanto strano?»


Mi avvicino, noto il suo imbarazzo e, quindi, l’abbraccio e la stringo forte a me.


«Amore mio, tutto bene! Non c’è nulla di strano! Ti ho fatto solo questa domanda, perché domani non vorrei trovarmi a disagio con i nonni.»


Lei rimane ancora un po’ titubante, poi mentre si piega per indossare degli zoccoli di legno, dal tacco altissimo, sicuramente 12, noto anche un altro piccolo dettaglio, che prima mi era sfuggito.


«Amore, credo che tu abbia dimenticato di indossare le mutandine!»


Lei si gira di scatto e mi guarda con occhi severi, mentre la sua voce è decisamente tagliente.


«Te ne accorgi solo ora? Sono due anni che non le indosso!»


Poi, senza aggiungere altro, esce e va a raggiungere i miei genitori che ci aspettano nel salone. Io mi siedo un attimo sul letto, perché ho accusato il colpo. Effettivamente, le ultime due vacanze passate insieme a loro, non ho avuto modo di stare molto con mia figlia. Quella di due anni fa, è stata sicuramente la più difficile. Di quindici giorni programmati, sono riuscita a stare con loro solo un giorno. Lo scorso anno, poi, non è andato molto meglio, perché ho passato con loro solo tre giorni. Quando siamo in casa, lei ha la sua camera e non ho mai notato il fatto che, quando uscivamo insieme, lei non indossasse l’intimo. Mi vesto velocemente. Indosso dei pantaloni bianchi di lino, alquanto trasparenti, dove, in trasparenza, si intravede il mio sottile perizoma che, dietro, è completamente infilato nel solco delle natiche, così da renderle ancor più intriganti. Sopra una camicetta lunga e bianca, tenuta chiusa da tre bottoni all’altezza del petto, che è compresso in un reggiseno bianco che si intravede sotto il tessuto. Ai piedi metto dei sandali con zeppa, che slanciano un po’ la mia figura. Quando giungo nel salone, li trovo tutti e tre che parlano sottovoce ed ho l’impressione che Eva li abbia messi al corrente di quanto ci eravamo dette in camera. Mio padre indossa dei jeans ed una maglietta che ne modella il petto, evidenziando la sua splendida muscolatura, mentre mia madre ha un vestito molto leggero, che le arriva al ginocchio, tenuto chiuso da una lunga fila di bottoni, alcuni dei quali lasciati volutamente aperti. La parte di sopra del vestito è sorretta da spalline sottili che, nella parte posteriore, si incrociano e, poiché buona parte della schiena è scoperta, ho il sospetto che lei non indossi il reggiseno. Saliamo tutti e quattro nella mia auto e, scesa la collina, percorro la strada costiera, fino a raggiungere la piccola città di mare, poco distante dal borgo marinaro, dove abitiamo noi. Lascio volutamente la vettura al parcheggio del porto e, mentre percorriamo il viale del molo, mio padre cammina un po’ avanti insieme ad Eva, mentre io e mia madre li seguiamo in silenzio. Ad un tratto, sono io a rompere il silenzio.


«Son passati così in fretta questi 18 anni ed Eva è diventata una splendida ragazza che, prima o poi, troverà qualcuno che ce la porterà via.»


Mia madre mi guarda e sorride ironica.


«Ti sbagli! Eva è una donna! Son già tre mesi che ci ha presentato il suo fidanzato. È un bravo ragazzo a nome Riccardo, che frequenta la nostra palestra, figlio di quell’industriale che produce cachemire e prêt-à-porter.»


Altro pugno nello stomaco! Mia figlia già fidanzata e io mi chiedo come ho fatto a non accorgermene. Al diavolo il mio lavoro! Mi sto perdendo il meglio della crescita di mia figlia. Resto in silenzio e ci mettiamo seduti al tavolo di una gelateria e, volutamente, mi siedo davanti a mia madre che, quando accavalla le gambe, fuga ogni dubbio sul fatto che anche lei non indossi l’intimo. Prendiamo quattro coppe di gelato e, mentre ce lo gustiamo, è tutto un ridere e scherzare fra di noi che, in qualche modo, mi fa rilassare e stemperare un po’ il mio nervosismo. Poi continuiamo la nostra passeggiata ed arriviamo all’inizio della piazza principale, dove, sopra un palco, alcuni comici dilettanti, intrattengono i turisti con allegria. Ci godiamo per un po’ lo spettacolo e poi, ad un tratto, Eva, improvvisamente esulta.


«Mezzanotte e un minuto! Sono maggiorenne! Buon compleanno anche a te, mamma!»


Si gira verso di me e mi abbraccia, mentre il suo corpo si stringe al mio, le sue labbra si posano per un attimo sulla mia bocca e mi dà un bacio a fior di labbra. È solo un attimo, poi si sposta e mi tiene stretta a sé, guancia a guancia. Sento il suo corpo premere contro il mio e quella cosa mi dona una strana sensazione, molto piacevole. Anche mia madre si unisce al nostro abbraccio e, ad un tratto, mio padre ci stringe tutte fra le sue braccia forti, molto felice di questo momento.


«Sono l’uomo più felice del mondo! Stringo fra le braccia le tre donne più belle del mondo!»

Poi si stacca da noi e ci immortala in una foto, dove Eva è in mezzo a me e mia madre. Facciamo altre foto, di noi due assieme e anche di lei con mia madre. Poi Eva ne vuole una con mio padre. Lo abbraccia e lo guarda negli occhi con uno sguardo quanto mai ammaliante. Sembra che sia innamorata di lui. Lentamente torniamo a casa e mi ritrovo nel letto con mia figlia che, subito, si addormenta, mentre io ho ancora rimugino su quanto ho appreso di mia figlia e, al di là di quello, sento il mio corpo fremere dal desiderio di godere. In effetti sono almeno tre settimane che non faccio sesso e questo mi tiene in uno stato di nervosismo quanto mai fastidioso. Siamo entrambe distese nude e sento il respiro di mia figlia che sta dormendo; la mia mano scivola sui miei seni e subito i capezzoli si ergono duri, mentre la mia mano scivola in basso e, lentamente, le mie dita titillano il bottoncino che sento già duro e teso. Lascio scorrere le dita lungo lo spacco della fica e, lentamente, le infilo dentro: mi masturbo con estrema lentezza, perché non voglio svegliare mia figlia. Ad un tratto il mio corpo è scosso da un orgasmo devastante. È qualcosa che mi fa tremare dalla testa ai piedi e mugolo, serrando le labbra per non far rumore. Mi ritrovo la mano piena del mio piacere, per cui, silenziosamente, mi alzo e vado in bagno. Quando mi lavo, seduta sul il bidet, il getto dell’acqua che colpisce il mio clitoride mi provoca un altro sussulto di piacere. Impiego qualche minuto a riprendere il controllo di me stessa, poi, sempre silenziosamente, vado in cucina per bere dell’acqua e, quando torno indietro, noto un piccolo dettaglio curioso. La porta dei miei genitori è aperta e, nel tenue chiarore della notte, posso vedere mio padre disteso nudo sul letto e, per la prima volta, riesco a intravedere il suo sesso disteso sul lato destro, verso la sua gamba. Nonostante non sia in erezione, è un gran bel cazzo, lungo e anche molto spesso. Per la prima volta, avverto un brivido percorrere il mio corpo e, inconsciamente, ne resto affascinata. Torno nel letto e cerco di dormire. All’alba mi sveglio ancora un po’ stordita, perché ho fatto sogni strani, dove vedevo mio padre che scopava, ma non con me e nemmeno con mia madre, ma con mia figlia Eva. Poi le mie narici catturano il profumo del caffè e vado in cucina, dove li trovo tutti e tre seduti, intenti a far colazione. Mamma mi guarda, mi sorride e, poi, dopo aver rivolto un’ennesima occhiata a mio padre, mi fa gli auguri.


«Buongiorno e buon compleanno! Oggi io e tuo padre abbiamo deciso di esser a vostra completa disposizione. È la vostra festa, quindi, ogni vostro desiderio sarà nostra premura esaudirlo.»

Eva di gira, mi guarda e poi guarda mia madre, cui, incredula, chiede conferma.

«Franca, è vero ciò che dici? Ogni desiderio?»


Essi annuiscono e allora lei si gira verso di me e mi abbraccia.


«Allora io desidero passare una bellissima giornata insieme a voi tre, completamente nudi!»


Essi sorridono compiaciuti, mentre io ho un leggero brivido di imbarazzo, ma non ho il tempo di replicare, perché immediatamente Eva si abbassa davanti a me e, con un gesto rapido, mi fa scendere il perizoma fino alle caviglie. Scoppiamo tutti a ridere e, dopo aver fatto colazione, ci mettiamo distesi a prendere il sole in piscina. Sdraiata sopra un lettino, cerco di distrarre la mia mente, leggendo un giornale di gossip, mentre osservo, attraverso i miei occhiali da sole, il corpo di mia madre così bello, tonico e sensuale, mentre si lascia spalmare la crema solare da mio padre, che reputo uno splendido esempio di maschio, dal fisico asciutto, ben proporzionato e, soprattutto, con una dotazione che, anche se in fase di riposo, mostra di esser notevole. Quando provo ad immaginare come possa essere in erezione, ho un brivido così intenso che mi fa subito sentir bagnata fra le cosce e, istintivamente, mi alzo e mi tuffo in piscina. Anche Eva è distesa e il suo cellulare è un continuo trillare per le notifiche di messaggi che le arrivano. Per quasi due ore, restiamo distesi a parlare e ad aprire i regali che i miei genitori ci hanno fatto. È bello vedere la gioia negli occhi di Eva, quando apre il mio regalo e dentro vi trova le chiavi della vettura dei suoi sogni: una Fiat 500 elettrica, di ultima generazione. Mi ero consultata con mia madre ed avevo scoperto che aveva conseguito la patente di guida, il giorno prima di partire per le vacanze.


«Oh, no, mamma, sei fantastica! Come hai fatto a sapere che ero già munita della patente di guida?»


Poi si gira verso mia madre che ride divertita e ci abbraccia tutt’e due. Le spiego che la troverà nel garage, al nostro ritorno dalle vacanze. Ad un tratto il suo cellulare inizia a vibrare con una serie di messaggi ininterrotti. I suoi occhi brillano e, quando il suo telefono squilla e lei risponde, esulta all’istante.


«Amore, grazie! Cosa? No, non ci credo! Non è possibile! Mi avevi detto che saresti andato lontanissimo! Certo, lo faccio adesso, immediatamente!»


Io e mia madre ci guardiamo negli occhi senza capire, mentre lei si alza in piedi e raggiunge il limite del giardino, dove un muretto delimita il bordo della scogliera e, subito, dato uno sguardo oltre il muro, prende a salutare qualcuno con la mano. Esulta di gioia e subito si gira verso di noi e ci fa cenno di avvicinarci.


«Venite, venite a vedere che splendida sorpresa mi ha fatto Riccardo! Lui e suo padre, hanno ormeggiato il loro yacht qui, nella baia, proprio davanti a noi! Guardate è quella barca laggiù in fondo.»


Ci avviciniamo al muretto e, guardiamo nella direzione indicata, subito mio padre fa un fischio di compiacimento.


«Caspita! Quella sì che una gran bella barca! È un Princess 95, un Super Flybridge della gamma X Class! Quella è roba per gente ricca!»


Essendo lui un appassionato di barche, ha subito identificato qualcosa di veramente speciale e devo ammettere che, pur osservandola a distanza, la prima impressione è che sia davvero qualcosa di estremamente lussuoso. Eva è in visibilio, continua a sbracciarsi salutando qualcuno da sopra il muretto, qualcuno che, evidentemente, la sta osservando dalla barca. Poi si gira e continuando a parlare al telefono:


«Assolutamente, sì! Certo! Accettiamo volentieri e ci vediamo fra poco al molo del borgo.»


Poi si rivolge anche noi.


«Riccardo e Giulio, suo padre, ci hanno invitato a pranzo a bordo del loro yacht, per festeggiare il mio compleanno.»


Poi senza aggiungere altro, si dirige verso la casa insieme ai miei genitori, mentre io li seguo sempre un po’ perplessa e stupita da tante cose che ancora fatico a capire. Eva e mio padre spariscono all’interno, mentre io, quando sono appena sotto il portico, trovo mia madre appoggiata ad una colonna che mi osserva con le braccia conserte: la sua voce è calma, ma nello stesso tempo molto tagliente.


«Allora? Qual è il problema? Ti preoccupa il fatto che Eva abbia una relazione con un bravo ragazzo, che ne è innamorato alla follia e che lei ricambia. Cosa ti stupisce? Il fatto che pensi di averla trascurata per inseguire la tua carriera? Smetti di aver di queste remore, questi scrupoli, che ti fanno solo incupire, perché non hai nulla di cui rimproverarti. Ti sei impegnata nel tuo lavoro per raggiungere la posizione che hai raggiunto e, di questo, io e tuo padre siamo molto orgogliosi e lo stesso ho fatto io con Eva. Mi sono impegnata affinché lei oggi fosse una donna sicura di sé, tranquilla e felice e, per fare questo, fin da subito l’ho trattata come se fosse, non mia nipote, ma mia figlia. E, poiché con te ritengo di aver fatto degli errori, sono stata molto attenta a non commetterne anche con lei. Quando mi son accorta che gli piacevano i ragazzi, son subito corse ai ripari e l’ho portata dalla mia ginecologa, che le ha prescritto la pillola, così, dopo averle regolarizzato il ciclo e ti assicuro che era un vero disastro, le ha dato la tranquillità necessaria per vivere il momento del passaggio da adolescente a donna, in assoluta tranquillità. Non guardarmi con quegli occhi stupiti. Tua figlia scopa, gode e sa far godere un maschio, benissimo! In fondo di cosa ti stupisci? Anche tu, alla sua età, hai preso tanti di quei cazzi che non sei riuscita nemmeno a capire chi ti aveva ingravidato, perciò non volevo che lei avesse questo stesso problema. Eva è una donna molto più matura di quello che attesta la sua età anagrafica. Smettila di pensare che non sei stata una brava madre, perché lo sei stata, ma non per una figlia, bensì per una sorella. E ora andiamo a metterci in tiro. Giulio, il padre di Riccardo, è un bell’uomo, sulla cinquantina, vedovo da oltre sei anni cui, ti assicuro, piace molto il fascino femminile.»


Mi prende sottobraccio, ed insieme entriamo in casa.

Nella raccolta:

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Scritto da:

mi piace scrivere racconti erotici e porno di ogni genere.

2 commenti

  1. Spy
    30/06/2023
    14:37

    Questo racconto,non ha niente di saffico 😡

    1. Shamoan
      03/07/2023
      12:43

      Probabilmente deve solo finirlo…

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