Lei è il mio capo

Categorie: Dominazione, Etero
Letture: 1124

Che periodo di merda, la mia ragazza mi ha lasciato, gli amici sono in vacanza in Grecia, dove la mia ormai ex non è voluta andare e io sono solo come un cane al lavoro.
Anche al lavoro non è un gran periodo, quella stronza del mio capo non fa altro che prendersela con me.

Ma oggi è domenica, sono solo, senza amici e senza ragazza, torno finalmente alla spiaggia che frequentavo prima del suo arrivo, la mia spiaggia nudista preferita. Non è alta stagione, c’è pochissima gente, mi sistemo lontano da tutti mi spoglio e mi stendo.
Sono rilassato, tranquillo, occhi chiusi a godermi il sole e la brezza sulla pelle nuda.
Improvvisamente il sole si copre, penso ad una nuvola, apro gli occhi, è una persona, una donna in controluce mi copre il sole.
Ci metto un attimo a capire, a mettere a fuoco, ha una bella silhouette, ma non riesco a vederla bene, chi è?!
Mi alzo a sedere coprendo il sole con una mano e per un momento rischio di avere un infarto.
È la stronza!
Quella maledetta stronza della mia capo!
La mia capo che mi sorride!
La mia capo che mi sorride, tutta nuda!
Sono confuso ci metto davvero troppo tempo prima di balbettare un saluto.

“B…buon..buongiorno dottoressa!”
Mi guarda attenta.
“Non pensavo frequentassi questo posto” non posso fare a meno di squadrarla, ha davvero un bel fisico, piccoletta ma con le curve giuste, è ancora controsole faccio fatica a vedere bene.
“Prima venivo spesso, ma in effetti è tanto che non ci vengo”
“Prima di cosa”
“Prima di mettermi con quella troia della mia ex…oh…scusi per la parolaccia” si sposta un po’ di lato, la vedo molto meglio, mamma mia che fisico. Ha una decina di anni più di me , più della mia ex, ma caspita non me l’aspettavo così…figa.
“Interessante…”. Interessante cosa? Che sono uno sfigato senza ragazza o è interessante che frequento questo posto?

Rimaniamo in silenzio a guardarci a studiarci.
“Neanche io mi aspettavo di incontrarla qua ad essere onesti”
“Perché?”. Si mette nella sua solita posa inquisitoria, mani sui fianchi e gambe divaricate, ma ora è nuda!!! È inevitabile guardarla proprio lì tra le gambe, dove scopro un taglio davvero originale, mi incantato a guardare quella fila di peli perfettamente tenuti, che disegnano una freccia che punta in basso, non posso farci nulla, il mio uccello inizia a gonfiarsi.
“Ti ho fatto una domanda!”
“Ah sì scusi, è che in ufficio è sempre così…rigida…”. Scoppia a ridere, una risata fragorosa che fa muovere quel seno perfettamente abbronzato.
Il mio uccello continua lentamente a gonfiarsi.
“Sul lavoro ci vuole rigidità per ottenere risultati, ma non solo al lavoro” il mio uccello è ormai del tutto duro e gonfio.
Io rido della battuta, ma lei no, mi guarda seria come sempre.
“È stato un incontro molto, molto interessante”
“S…sì”
“Ci vediamo domani in ufficio”
“Certo a domani”
Si gira e si incammina lungo la spiaggia fino ad un gruppetto di persone abbastanza lontano da me.
Non posso evitare di guardarle il culo e che culo!
Mi devo tuffare in mare per calmare l’erezione.

Comunque un paio di seghe in acqua me le sono dovute fare, poi anche a casa la sera e la mattina dopo prima di andare al lavoro.
Non riesco a togliermela di testa quella freccia, lo stridore tra la bellissima e disinibita donna che ho incontrato al mare e la stronzissima e castigata capo al lavoro mi eccita sopra ogni aspettativa.
Un eccitazione che si smorza appena varcata la soglia dell’ufficio, lei è lì in mezzo all’ufficio che sta sgridando tutti, controllo l’orologio per verificare di non essere in ritardo, ma sono in anticipo di 5 minuti, lei vede il mio gesto e mi urla contro”Tu immediatamente nel mio ufficio!”. Poi gira sui tacchi e scompare oltre la sua porta.
Appoggio le mie cose alla scrivania e la seguo con la testa bassa, chissà cos’è successo questa mattina per iniziare così la giornata e la settimana…
Quando entro nel suo ufficio lei non mi considera e continua a guardare il computer per un minuto lunghissimo…
“Chiudi la porta e siediti” il solito tono duro ed autoritario.
Faccio quello che mi chiede senza discutere.
“Qui dentro io sono il capo, non pensare neanche per un attimo che l’avermi vista nuda ti dia dei vantaggi o dei favoritismi qui dentro”
“Certo non mi sarei mai sognato di pensare il contrario”
“Naturalmente se si sparge la voce…”
“Non sarò di certo io a svelare il nostro segreto”
“Bene adesso vai e mi raccomando esci con la coda tra le gambe come fai di solito” una pugnalata al mio orgoglio la guardo duro, ma lei mi sorride”mi raccomando non come ieri, qui dentro io sono il capo”.
Mi alzo stranito e confuso, non ho bisogno di fare finta quando esco dall’ufficio anche se alle mie spalle sento la sua voce bisbigliare”qui dentro”.

Ora sto lavorando con un sorrisino sospetto, lo so, ma non posso evitarlo, ma soprattutto non posso evitare l’erezione che non riesco a placare neppure in bagno.
Mi ritrovo a lavorare felice, pensando al suo corpo, a come riesca a nasconderlo bene sotto i vestiti. Mi chiedo che biancheria usi, se sexy o castigata come il resto dei vestiti.
Cosa davvero strana è che questa costante eccitazione, questo pensiero fisso di lei, mi ha trasformato nel impiegato modello, una settimana intera senza una sgridata, siamo a venerdì e non mi ha mai chiamato nel suo ufficio per una lavata di capo.
Sto sistemando la scrivania e spegnendo il computer, dovrei finire questa pratica, ma rimando a lunedì, si è fatto tardi e qua gli straordinari non li pagano, quando mi sento chiamare con un urlo dal suo ufficio.
Saluto gli altri che stanno uscendo e mi presento da lei.
Come sempre non mi guarda, lo sguardo nello schermo del computer, però per la prima volta ha sfilato la giacca del tailleur ed è rimasta in camicia, l’aria condizionata fa il suo dovere e si vedono due capezzoli duri spingere sulla stoffa, ho un’erezione istantanea mentre la guardo ancora in piedi davanti alla scrivania.
“Chiudi la porta e siediti”
“Ma non c’è più nessuno di là!”
Alza lo sguardo, duro e prepotente di sempre, non ribatto, chiudo la porta e mi siedo mogio.
“Forse non sono stata abbastanza chiara lunedì?! Qui dentro comando io! Non permetterti mai più di rispondere”
“O…ok…sii scusi”
“Bene”
Mi fa un sorriso poi si allontana un po’ dalla scrivania e ci mette i piedi sopra allungando le gambe.
Ha i piedi nudi, uno smalto rosso scuro, molto elegante.
Spinge in dietro lo schienale della sedia e fa un sospiro rilassandosi.
“Amo questo momento della settimana, non c’è nessuno in ufficio e finalmente posso rilassarmi in santa pace”
La guardo è davvero bellissima, la gonna un po’ risalita a metà coscia, le gambe abbronzate lisce perfette, la camicetta bianca tesa da quel seno che sospetto nudo.

Muove i piedi per attirare la mia attenzione”fammi un massaggio ai piedi” io sposto la sedia fino alla sua parte di scrivania e mi risiedo facendogli cenno di darmi i piedi. Lei mi appoggia un piede sulle gambe, sull’uccello duro, l’altro rimane sulla scrivania, le gambe larghe, la gonna risalita fino alla vita. Davanti ai miei occhi l’oggetto dei miei desideri, vedo distintamente quella freccia che mi indica l’obbiettivo. Deglutisco a fatica.
“Dai cosa aspetti?! Datti una mossa”:
“S..si..mi scusi” abbasso lo sguardo e mi dedico a quei meravigliosi piedini mentre la sento ridere di gusto.
“Non hai ancora imparato qua comando io!”
Mi passa anche una crema per godersi meglio il massaggio, man mano che la sento sciogliersi le mie mani passano anche alla caviglia e al polpaccio, sto per andare più su che mi passa l’altro piede e ricomincio da capo. Ora però non è più a gambe divaricate ma la freccia si vede ancora benissimo.
“Sei davvero molto bravo!”
È rilassata con gli occhi chiusi, si apre un paio di bottoni e infila una mano nella scollatura.
Si accarezza un seno languida, il mio uccello duro e gonfio spinge contro il suo piede, scivola in avanti sulla sedia e spalanca le gambe, poi apre gli occhi di scatto e mi guarda fisso.
“Leccamela!”. È un ordine secco, antipatico… Vorrei mandarla a quel paese, ma io… cazzo io la desidero…
Mi inginocchio tra le sue gambe ed affondo il viso tra le sue cosce spalancate.
Ha un sapore dolce inebriante, un miele afrodisiaco. Lecco e succhio mentre lei mi tira i capelli e mi indirizza dove vuole, essere leccata e succhiata. L’altra mano ha scoperto il seno e si tira i capezzoli con forza. Vedo il suo viso duro ammorbidirsi, sciogliersi, la bocca spalancata in un urlo muto. Mi tiene la testa schiacciata a lei, mi bagna la faccia con i suoi succhi, le gambe si irrigidiscono, i talloni piantati nella mia schiena, trema ha degli scatti incontrollati, poi crolla mentre mi allontana in malo modo.

Voglio avere la mia parte, mi slaccio la cintura, sto per aprire i pantaloni quando lei mi gela con uno sguardo.
“Cosa stai facendo!?”
“Io pensavo…”
“Non devi pensare, devi fare quello che ti dico qua dentro, ora puoi andare”
Mi viene una rabbia, una frustrazione mai provata, lei lo vede, un po’ si spaventa. “Domenica ci vediamo in spiaggia?!”.
“S…sì…”.
“Fuori di qui…”

Fuori di qui…
Fuori di qui…
È da venerdì sera che mi gira per la testa questa frase, sembrava una promessa, una proposta, anzi una richiesta, l’aveva pronunciata con un velo di tenerezza e dolcezza nella voce.
Penso a quella frase anche mentre cammino sulla spiaggia, non è bellissimo il tempo, ci sono nuvole cariche di pioggia all’orizzonte, non sarei mai venuto in spiaggia se non fosse per quella frase.
Fuori di qui…
Non c’è nessuno in spiaggia, visto il tempo è normale, vedo qualcuno seduto in lontananza, mi incammino in quella direzione.
È lei, indossa una maglietta larga, anche le gambe rannicchiate al busto sono sotto la maglietta, lo sguardo fisso al mare che rumoreggia con le sue onde.
È davvero bellissima così assorta, mi dispiace quasi quando mi avvicino e lei si accorge di me.

Io però devo ammettere che sono ancora un po’ incazzato per come mi ha trattato venerdì, la saluto appena mentre stendo la stuoia vicino a lei e mi spoglio. Lei ha lo sguardo basso, quasi intimorita, non è da lei.
“Scusa” lo sussurra appena ma ho sentito bene, la guardo stupito, non l’ho mai vista così… triste.
Non le rispondo, non so se sono pronto ad accettare le sue scuse.
Mi siedo affianco a lei a guardare il mare, lei mi guarda lo so, non la guardo ma sento che si sfila la maglietta e…mi abbraccia. rimango spiazzato, non me l’aspettavo davvero. Il suo corpo caldo contro il mio mi scioglie, la stringo a me con un braccio mentre le mi stringe più forte.
“Scusa al lavoro sono proprio una stronza”.
“Non mi sembra stessimo lavorando!”.
“No ma…”
“Soprattutto non lo siamo adesso”.
“No…”
“Allora succhiamelo!”. Mi guarda con uno sguardo strano come di trionfo, come se… Sì c’è gioia in quello sguardo.
Mi guardo attorno, non c’è nessuno, mi stendo, gambe larghe e uccello già bello pronto.
Lei studia il mio corpo, mi accarezza il petto, gli addominali.

“Ho detto succhia!”. Fa uno scatto sorpresa e imbocca il mio uccello, ma lo fa con dolcezza, io non voglio questo.
Le metto una mano sulla testa e la spingo giù, la spingo fino a che non fa un verso, quasi un conato, allora la tiro su tirandole i capelli, lei mi sorride ma io no e la spingo nuovamente giù. Non le do più tregua le scopo la bocca con forza, spingendo sempre più a fondo. Lei mugugna, si agita, le piace, la blocco con tutto il mio uccello in bocca la tengo ferma così, lei mi guarda e sorride, cioè sorriderebbe se non avesse la bocca spalancata da me.
Non va bene così, la prendo per i capelli, la strattono via e la ribalto al mio fianco, non le do il tempo di capire che sono su di lei e la impalo con un solo colpo.
Lancia un urlo tremendo, ma non è un urlo di dolore, è piacere, è soddisfazione.
Inizio a pompare con forza, vedo il mio uccello entrare ed uscire proprio dove indica quella maledetta freccia mentre lei si tiene il seno. Ma io voglio vedere le sue tette sbattere, le prendo le mani con forza e le blocco sopra la sua testa e la prima volta che si oppone un po’ a me, ma non ho pietà, forse le faccio anche un po’ male ai polsi. Ma, finita la baruffa, rincomincio a sbatterla come prima, ora però il seno libero sballotta da tutte le parti e ipnotico quel movimento, gioco a cambiare ritmo e forza solo per vedere come si muove mentre lei si lamenta e allo stesso tempo ride di questo stupido gioco.

Ma mi rendo conto che lei è un lago, io non sento nulla, navigo dentro di lei, non c’è proprio gusto così. Le prendo una gamba, la alzo, la rigiro, proviamo sul fianco, di lato e ci ritroviamo alla pecorina, bello tenere il suo culo tra le mani, ma ancora più bello e prenderlo a schiaffi, ogni schiaffo un urlo, un urlo di piacere, scodinzola quasi felice, le chiappe rosse fuoco, le piace, le piace qualsiasi cosa io faccia?!
Allora le allargo le chiappe e vedo il suo buchetto pulsare, sa già cosa sta per succedere, si agita un po’, non vuole, ma io ho già appoggiato la cappella bagnata dei suoi umori.
“No così, non senza l’olio, per favore”
“Non siamo in ufficio, qua comando io!”. Le sputo sul buco del culo, più per sfregio che per necessità, lei si agita, ma lo fa spingendo verso di me, allora non ho più remore e spingo con forza.
Entro nel suo culo, senza fermarmi, lentamente, ma fino in fondo, poi mi fermo, la faccio respirare un attimo.
Poi la inizio a pompare, prima piano poi sempre più forte, lei si lamenta, ma sommessamente, cade in avanti sul viso, il culo ben in alto per me, sento la sua mano che mi accarezza le palle, che entra nella sua vagina, sento le dita attraverso di lei, la sento stringere, inizia a tremare, mentre urla contro l’asciugamano a terra. Mi attraversa un pensiero, questo culo che ho tra le mani è del mio capo, sto inculando senza pietà quella stronza del mio capo…e lei gode come una cagna…
Non resisto più, perdo il ritmo, le do un’ultima spinta e la tengo ferma contro di me, piantato fino in fondo mentre esplodo, vengo con una forza e un’intensità tremenda. Poi piano piano torno in me, lei è inerme, mi sfilo da lei, un rivolo di sborra cola dal suo culo aperto, mi stendo al suo fianco mentre lei cade distesa, il viso coperto dai capelli.

Non facevo una scopata così selvaggia da non so quanto.
Ho forse esagerato?!
Lei rimane immobile, le scosto i capelli per guardarla in viso, ha un sorriso sulle labbra, gli occhi chiusi mentre respira tranquilla.
È davvero bella, anzi bellissima, apre gli occhi, per un attimo penso che…”Piove!”. Ha ragione, cade uno gocciolone anche su di me, bastano pochi secondi e inizia a piovere fortissimo gocce enormi, raccattiamo le nostre cose e corriamo nudi verso le auto ridendo come due ragazzini.
Lanciamo ognuno le sue cose nella propria auto poi rimaniamo immobili, uno davanti all’altro, sotto la pioggia, gocce calde di un temporale estivo.
Mi viene in mente che non l’ho ancora baciata, mi avvicino.
“Ci vediamo domani al lavoro?!”. Mi blocco.
“Certo, se non mi viene una polmonite”
“Vieni al lavoro anche con la polmonite, devi finire quella pratica che non hai finito venerdì” la solita stronza, ride diabolica mentre scappa in auto.

Rimango solo, sotto la pioggia, mentre la sua auto si allontana, sono nuovamente eccitato.

Scritto da:

Mi piace scrivere racconti erotici in cui mischio realtà e fantasia, hai letto un mio racconto? fammi sapere cosa ne pensi, consigli e critiche sono ben accette.

Un commento

  1. Davide
    15/06/2024
    14:46

    Farai un seguito?

Commenta  

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *