Al fiume

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Categoria: Etero
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Era passato si e no un quarto d’ora da quando ci eravamo fermati a quando tutto era terminato. Non riuscivo a vedere nulla: avevo la vista appannata e tutto intorno a me era ovattato. I rumori (pochi essendo pomeriggio presto) erano come attutiti, come quando si indossano delle cuffie antirumore. Mi ripresi da quello stato e guardai lei intensamente: aveva il volto arrossato e piccole gocce di sudore le imperlavano la fronte ed il collo. In quel momento avrei voluto leccare quel nettare, salato e dolce al tempo stesso, a causa, sicuramente, del suo profumo per il corpo (un mix di vaniglia e caffè arrapante in maniera indescrivibile). Lo stesso profumo che avevo percepito già dai primi momenti (per esempio in casa sua e nel mio box) in cui sono stato vicino a lei tanto da sentire quella meravigliosa fragranza che mi accompagnerà sicuramente per molto tempo a venire. Lei aprì gli occhi e mi disse semplicemente:

«Grazie. E’ stato meraviglioso».

Risposi che per me era stata un’esperienza incredibile, come se avessi preso la scossa sui fili dell’alta tensione (che schifo di paragone ma in quel momento avevo il cervello in pappa o meglio si era trasferito nelle mie mutande e era esploso e sparso dappertutto!!!).Per fortuna in quei momenti non era passata anima viva e anzi se qualcuno mi avesse visto, avrebbe pensato che mi fossi pisciato addosso. Lei si ricompose con calma si diede una sistemata ai capelli, ad una invisibile ciocca fuori posto; prese dalla borsa un pacchetto di salviettine imbevute, me ne passò una e con una risata argentina mi disse che a me un pacchetto intero di salviettine non sarebbe bastato visto come mi ero imbrattato di sborra. Risi anch’io e dissi che forse era meglio andare a casa a cambiarsi.

Ma lei: «Che dici, abbiamo appena iniziato e poi cosa direbbe la nostra vicina se ci vedesse ritornare così presto? ».

Come abbiamo appena iniziato??? Mi vennero i brividi: mi ero sborrato addosso, avevo toccato e leccato gli umori di una figa meravigliosa di una donna meravigliosa, cos’altro mi aspettava???

«Senti – fece lei – ora andiamo in un posto che conosco, vicino al fiume. Lì ci aspetta una coppia di miei amici, ti va?».

E come dire di no, sarei andato in capo al mondo insieme a lei!!! Ci avviammo ognuno con la propria auto verso il posto nel quale avremmo incontrato questi suoi amici e solo allora cominciai a riflettere sul fatto che, fino a quel momento, con lei non avevo avuto un vero e proprio rapporto. Cioè non avevamo scopato, non l’avevo ancora leccata, toccata e penetrata come dal primo momento avrei voluto fortemente fare. Stavo, cioè, realizzando che non avevamo avuto ancora contatto tra i nostri genitali e questo mi induceva a pensare a nuovi orizzonti sessuali che cominciavo ad esplorare. Il rapporto fisico vero e proprio era passato in secondo piano a favore di altri contatti che credevo solo come accessori e forieri di una scopata nel vero senso della parola. Immerso in queste riflessioni, arrivammo, dopo aver percorso almeno una quindicina di chilometri, in questo posto. Era uno spiazzo al limitare di un bosco senza alcun apparente passaggio verso il fiume. Nel parcheggio avevo notato la presenza di una sola auto e questo mi era sembrato strano in quanto a luglio so benissimo che il fiume è abbastanza frequentato da chi cerca un po’ di refrigerio. Elena scrutò il bosco da una parte e dall’altra e poi decisa mi disse di seguirla. Si avviò verso un pezzo di stoffa rossa appesa ad un ramo, lo strappò via e con convinzione mi fece strada attraverso la vegetazione. Dopo alcuni minuti si aprì davanti a noi una radura abbastanza riparata e come dire…intima. Era circondata dalla vegetazione e alcune rocce impedivano l’accesso dalla parte della riva. Si poteva quindi raggiungere solo dal bosco e forti rapide facevano si che anche dal fiume l’accesso risultasse impossibile. C’era un ombrellone e due figure stese su stuoie prendevano il sole completamente nude. Appena ci videro si alzarono e ci vennero incontro senza alcun pudore. Lui era alto quanto me ma abbastanza peloso e devo dire con un po’ di pancetta. Sembrava avesse all’incirca 50 anni e nel complesso ancora abbastanza in forma. Mi soffermai di sfuggita sul suo cazzo che da moscio sembrava avere una buona consistenza poi una volta indurito. Lei, beh…lei era fantastica!!! Una rossa incredibile. La coprivano soltanto una collanina d’oro intorno alla vita ed una cavigliera al piede destro. Poteva avere 45/46 anni ed era bellissima: passo sinuoso, tette grosse che sfidavano la legge di gravità, gambe slanciate e un triangolino minuscolo, curatissimo, di rossi peli che ricopriva il suo monte di venere. Le due donne appena vicine si strinsero in un bacio talmente erotico che rimasi a bocca aperta: le loro lingue si intrecciavano come sue serpenti e si toccavano a vicenda.

«Piacere sono Riccardo, come va?».

Avvertii solo in quel momento, in cui mi aveva rivolto la parola, la presenza dell’uomo accanto a me.

«Molto piacere di conoscerla» risposi.

Allungai, senza tanta convinzione, la mia mano per stringere quella dell’uomo. Ero ancora distratto dal fantastico spettacolo lesbico che mi si presentava davanti (ne avevo visti solo nei porno o immaginati con la mia fervida fantasia). Era incredibile: le due donne si leccavano la faccia con le lingue e si succhiavano a vicenda le labbra era come se volessero nutrirsi della bellezza una dell’altra. Poi si staccarono e abbracciate si volsero verso di me.

Elena mi disse: «Lei è Marta una mia carissima amica».

«Piac…».

Non feci in tempo a terminare che la rossa si era buttata letteralmente su di me e mi aveva infilato la sua calda lingua nella mia bocca. Mi rovistava alla ricerca della lingua che prontamente intrecciai con la sua. Fu una sensazione incredibile: era come se fossi risucchiato dentro di lei attraverso la sua bocca fino alla sua figa. Si staccò da me e puntandomi con i suoi occhi celesti come il mare mi disse:

«Il piacere è tutto mio…se intendi cosa voglia dire…».

Non riuscivo a proferire parola mentre Elena mi guardava intensamente e sorrideva leggermente: era bellissima, luminosa, eccitante. Il suo caschetto biondo alla luce del sole era impossibile da fissare per quanto abbagliava. Ci dirigemmo verso la loro postazione ed Elena cominciò a spogliarsi. Sicuramente l’aveva già fatto altre volte in quanto lo fece con una tale naturalezza che sembrava facesse uno spogliarello. Si abbassò sinuosamente gli shorts rilevando un perizoma giallo da infarto. Ma dopo pochi minuti via anche quello. Tirò via la minuscola maglietta insieme alla parte superiore del bikini e restò completamente nuda. Sicuramente era abituata a praticare il nudismo al contrario di me che ebbi un certo imbarazzo, ma solo perché eravamo in un luogo aperto, a spogliarmi su invito di tutti quanti.

«Su, forza, leva via tutto. E’ meraviglioso il contatto del sole sulla pelle, dai!!!».

Così mi spogliai e anzi Marta avvicinandomi mi disse: «Posso aiutarti?… ».

Si inginocchiò davanti a me e sbottonò i bermuda e tirò via i boxer. Il mio cazzo in quel momento era bello tosto e guardando Marta apprezzai il suo sguardo rivolto al mio addome e all’inguine.

«Mmmmmmhmmm. Mi piace che l’uomo sia depilato, il cazzo sembra più grosso. Lo dico sempre a mio marito di farlo anche lui ma non vuol sentire ragioni».

Non riuscivo a proferire parola. Era un sogno, si un sogno. Una figa bellissima ai miei piedi che apprezzava il mio cazzo – ma dove mi trovavo??? Marta si avviò verso le stuoie insieme ad Elena mentre Riccardo si avvicinò porgendomi una Coca-Cola ghiacciata. Annuì un grazie con un cenno del capo e cominciai a tracannare la bibita fresca che mi passò per la gola e poi nell’esofago quasi ferendomi per l’adrenalina e l’eccitazione che mi si erano accumulate. Mi avvicinai verso l’ombrellone cercando di sembrare il più tranquillo possibile ma dentro di me forti emozioni facevano a gara per venire fuori. Il mio cazzo duro poi di certo non mi aiutava anzi mi sentivo veramente goffo ed impacciato. Posai i miei vestiti nella borsa di Elena e mi andai a sedere accanto a lei.

«Ti piace qui?» mi chiese lei con un sorriso smagliante.

«Certo…è molto tranquillo e intimo. Penso lo conoscano in pochi, vero?».

«Sì. E ora anche tu. Mi spalmeresti un po’ di crema solare per favore?».

«Con immenso piacere. Sono uno specialista della crema solare, io».

Finalmente!!! Era da quando l’avevo conosciuta che desideravo toccare la sua pelle di seta, morbida, vellutata, quasi diafana. Tante volte avevo pensato a questo momento. Elena si distese supina sulla stuoia e mi passò la crema. Il suo culo era uno spettacolo: sodissimo con le due chiappe leggermente aperte tanto da far vedere bene il suo buchetto e poi giù fino alla sua meravigliosa figa. Il cazzo mi stava scoppiando. Finalmente riuscivo a toccare la donna delle mie fantasie. Quasi con religiosi movimenti spalmai l’abbronzante prima sulla schiena e poi fino ad arrivare alle natiche che aprivo con lenti movimenti delle mani. Ogni qualvolta questo accadeva Elena gemeva e notai con piacere che la sua figa cominciava a stillare alcune gocce. Le mani piene di crema facilitavano i movimenti tanto che riuscì ad infilare un dito nel suo culo trovandolo abbastanza aperto e caldissimo. Come un guanto mi stringeva e lei mugolava di piacere. Intanto Riccardo e Marta ci guardavano sorseggiando una bibita. Lei aveva i capezzoli duri e piano piano li stuzzicava tra pollice e medio delle mani. Lui si sfiorava il cazzo, già abbastanza duro, con due dita e ci guardava sorridendoci. Ad un certo punto Marta si alzò dicendo:

«Arrivo subito. Vado a fare pipì. Appena ritorno, TUUU mi devi spalmare di crema solare, CAPITOO???». Accompagnò quel “TUU” e quel “CAPITO” con l’indice della mano destra rivolto a me ed in modo autoritario ed inequivocabile.

«Va bene, sarà un onore per me farlo».

Mi sorrise e si allontanò di pochi passi all’ombra di un grosso albero. Pensavo che per fare pipì si andasse a cercare un posto riparato dai nostri sguardi ma invece si fermò alla base dell’albero e si chinò sulle ginocchia. Con le dita della mano destra si allargò le grandi labbra e iniziò a pisciare. Rivolgeva il suo sguardo verso di noi e, credo, principalmente a me. Era uno sguardo di donna eccitata e consapevole di quanto potesse piacere quello spettacolo che offriva.

Elena mi disse: «Ti piace, vero?».

«E’ una delle mie fantasie preferite vedere pisciare una donna».

«Che aspetti, allora? Va’ da lei, avvicinati. Non aspetta altro che farsi leccare la figa mentre piscia».

Non potevo crederci. Una meravigliosa creatura aspettava me per farsi leccare mentre la sua pioggia dorata usciva dalla sua figa. Mi alzai e guardai in direzione di Riccardo che mi sorrideva sornione e mi autorizzava ad andare verso sua moglie. Mi avvicinai a Marta che aveva terminato di pisciare ma rimaneva a cosce aperte sulle ginocchia, sempre tenendosi aperta la figa. Mi guardava con i suoi occhi da gatta in calore. Allora quasi tirando un bel respiro mi tuffai su quella meraviglia. Aprì la lingua e iniziai a leccare tutto ciò che mi capitava a tiro. Le infilai la lingua su per quel fantastico pertugio e assaporai quel nettare. Era la prima volta che leccavo e succhiavo una figa che aveva appena finito di urinare. Era una sensazione divina e non riuscivo a smettere. Passai poi al clitoride che era già in bella vista: duro, bianchissimo. Con la punta della lingua toccai quel bottoncino e lei emise quasi un sussulto.

«Siii, siii, lì mi piace da morire» disse Marta quasi in un sussurro.

Aveva gli occhi semichiusi e si mordeva le labbra. Mi inoltrai in un pompino, sì un pompino!!! Stavo succhiando quello che sembrava un cazzetto in miniatura…e…mi piaceva da matti. Marta mugolava e gemeva. Mi teneva la testa con una mano e mi accarezzava i capelli, mentre con l’altra mano aveva continuato per tutto il tempo a tenere allargate la labbra della figa. Aggiunsi anche due dita: indice e medio intrecciati e quasi ad uncino infilati su per la figa, mentre con l’anulare toccavo il buco del suo culo che aveva cominciato ad allargarsi. Lei gradiva questo trattamento fino al punto che la senti fremere ed urlare. Si Inarcò e dalla figa le uscirono due, tre schizzetti: era venuta proprio come un uomo e sulla mia faccia!!! Era la prima volta che assistevo a questo spettacolo meraviglioso. Pensavo che le donne che avessero lo squirting fossero una rarità e comunque esistessero solo nei porno. Fu qualcosa di sensazionale: quel liquido caldo e un po’ vischioso sulla mia faccia era incredibile. L’odore poi mi inebriava. Non so come ma sborrai senza nemmeno accorgermene. Caldi e bianchi schizzi di sperma si sparsero sulla sabbietta. Allora mi presi il cazzo e lo rivolsi alla figa di Marta. Lei la teneva sempre ben aperta con le dita e finì di venire con gli ultimi spasmi su quel meraviglioso pertugio. Ci riprendemmo e aiutai Marta ad alzarsi. Lei però appena in piedi si inginocchiò quasi subito e prese a succhiarmi il cazzo che stranamente era ancora duro e pulsante. Si avventò sulla cappella con una foga incredibile. Lappava e succhiava come una forsennata. Ad un tratto lo fece scomparire totalmente nella sua bocca fino alla radice toccando i coglioni e contemporaneamente leccandoli con la lingua. Era la dea del pompino!!! Misi le mani sulla sua testa e cominciai a scoparla letteralmente in bocca. Lei gradiva e godeva tanto che emetteva dei mugolii come quando si sta mangiando qualcosa di veramente appetitoso e si apprezza. Voltai la testa in direzione di Elena e Riccardo e vidi lei sempre stesa con lui accanto che le aveva messo un dito nel buco del culo e lei che smanettava il suo cazzo diventato di proporzioni notevoli. Guardavano nella nostra direzione. Incrociai lo sguardo di Elena: era carico di eccitazione e lussuria tanto che prontamente si leccò le labbra leggermente aperte come a dire: tra poco me lo gusterò anch’io quel cazzo, caro mio. Intanto Marta continuava nel suo pompino magistrale. Rivoli di saliva uscivano dalla sua bocca e pendevano dal suo mento. Un po’ erano finiti sulle sue sontuose tette che io prontamente pensai bene di spalmare e inumidire i suo capezzoli dritti come chiodi. Lei intanto si era infilate tre dita nella figa e se la martoriava come un’ossessa. Sborrai, sborrai, sborrai quasi con un urlo. Venni copiosamente nella sua bocca mentre lei continuava a succhiarmi anche l’anima. Pensai che mi volesse succhiare il midollo spinale attraverso l’orifizio dell’uretra. Urlò anche lei: era venuta con abbondanti umori che quasi colavano dalla figa fino giù al terreno. Fu un’esperienza incredibile. Un pompino così non lo scorderò mai finché campo (ma non sapevo ancora cosa il destino mi aveva riservato…).

Scritto da:

Lettore affascinato dalla fantasia e dalle situazioni vere o immaginarie. Mi dedico a scrivere dei racconti che a volte partono da momenti veri vissuti.

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