Il passato turbolento di Katia

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Categorie: Bisex ♀, Lesbo, Orgia
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In classe ero molto conosciuta e benvoluta per due motivi: il primo era che passavo i compiti, il secondo riguardava il sesso. Io non mi davo da fare solo con i maschietti che mi conoscevano come la succhiacazzi, ma anche con le femmine. Infatti, mi piaceva e mi piace in egual misura sia il cazzo che la fica. Questa cosa la nascosi per due anni a mio fratello, finché non mi beccò a letto con la mia migliore amica. Lui non ne aveva idea.

“Siamo cadute in tentazione, non è mai successo prima.”

A Ludovica venne da ridere a questa affermazione.

“Chi ha ragione tra le due? Se lei ride significa che quello che stai dicendo non è vero.”

“Lori è difficile da dire, ma mi piacciono anche le ragazze. Ho scoperto di essere bisex da due anni, con Ludovica. Ho cercato di smettere, ma non ne posso fare a meno. Inizialmente non volevo accettare questo mio lato e Ludovica mi ha aspettata e mi ha fatto capire che non c’è nulla di male in ciò che facciamo. Non è solo sesso, ci vogliamo bene, a differenza….”

“A differenza di che?”

“Non volevo dire nulla.”

Arrossii visibilmente con Lori che mi guardava fisso. Non distoglieva lo sguardo da me. Alla fine, sbottai: “Vado a letto o meglio lecco anche le mie compagne di scuola. Ci divertiamo moltissimo tra di noi.”

“Scopi anche i tuoi compagni?”

“Cosa te lo fa pensare?”

“Sei bisex l’hai detto tu quindi assaggerai anche i cazzi.”

“Sei volgare, ma sì vado a letto anche con i miei compagni, a volte facciamo delle orge, dovresti provare, così ti rilasseresti un po’.”

“Non credevo che fossi così p…ana.”

“Non ti permettere di dirmi queste cose, Lori.”

“Vattene e rifletti, non facciamo nulla di male, siamo giovani con gli ormoni a mille.”

Poi rivolgendosi a Ludovica: “I tuoi genitori hanno idea di ciò che fai?”

“No, anzi sono contenti del feeling che c’è tra noi compagni di scuola tant’è che due volte ci hanno prestato la casa al mare.”

“E non si sono resi conto di nulla?”

“Loro non c’erano, anzi io abito da sola con il personale di servizio poiché i miei sono diplomatici e lavorano all’estero.”

“Ah capisco…”

Lori era ancora rosso dalla rabbia e forse anche da qualcos’altro che non poteva palesare di fronte a Ludovica.

“Me ne vado e voi due rivestitevi e studiate.”

“Stiamo attente in classe e siamo le più brave.”

“Tra poco avete la maturità, vi dovete preparare.”

Iniziammo a rivestirci di fronte a lui. Poi sentimmo la porta sbattere e smisi di vestirmi, lo stesso fece Ludovica e ci rimettemmo a letto a limonare, a toccarci dolcemente. Io impazzivo per i seni di Ludovica, grandi, ma non volgari con degli stupendi capezzoli grossi e rosa che si ergevano grazie alle mie ciucciate. Sì, adoravo succhiare quei capezzoli come se fossi una poppante. Mi piaceva sentirla sospirare finché non ne poteva più e mi chiedeva di leccarla lì. La sua fica era spettacolare, con labbra sporgenti, un grosso clitoride e io la trovavo quasi sempre già bagnata. Era un piacere inverosimile succhiare i suoi umori abbondanti. La facevo venire sempre quando la sua precedente partner le aveva rinfacciato di essere frigida. Ludovica con me era un vulcano in costante eruzione, tant’è che talvolta l’avevamo fatto nei bagni della scuola, dove il rischio di essere scoperte, rendeva il tutto ancora più eccitante.

Una volta eravamo lì impegnate e sentimmo una voce maschile. Ci fermammo, ma era troppo tardi.

Questa ci disse: “Che stavate facendo, porcelle?”

“Se ci chiami così, hai capito cosa stavamo facendo, per cui vattene per favore, tra poco suona la campanella di chiusura della ricreazione.”

“No, non me ne vado, fatemi entrare in bagno, prometto di guardare e basta.”

Lo facemmo entrare, era un alunno di un’altra quinta, uno mingherlino e brufoloso che non avevamo mai calcolato. Noi riprendemmo a baciarci e strusciarci come se lui non ci fosse, ma ad un certo punto voltammo la testa poiché lo sentimmo venire e rimanemmo stupite dalla sua verga. Ludovica si staccò da me e senza dirgli nulla, glielo prese in bocca, lo pulì e gli disse che non si aspettava quella dotazione. Lui che scoprimmo si chiamava Marco non disse nulla, si godeva la bocca di Ludovica. La campanella suonò, ci dovemmo mettere in sesto velocemente e uscimmo dal bagno, stando attenti che non ci vedessero insieme. Inutile dire che Marco si aggiunse dapprima ai noi due poi lo presentammo alle nostre compagne che non sembravano molto interessate, finché vedendo il suo cazzo lo accettarono con entusiasmo.

Marco divenne popolare tra di noi e i nostri compagni presero a prenderci in giro, finché non lo invitammo a una delle nostre orge. Alcuni, i meno dotati si ingelosirono per via del suo cazzo e obiettarono che non faceva parte della classe, ma le nostre compagne dissero che se fosse andato via lui, sarebbero andate via anche loro. I nostri compagni lo dovettero accettare e conoscendolo si resero conto che oltre ad avere un gran cazzo, era simpatico e divertente, una volta rotto il ghiaccio.

In queste orge, succedeva di tutto: femmine con femmine, maschi con maschi, femmine con lo strap-on per inculare dei compagni. Sembrava di vedere delle scene dipinte dagli antichi Romani a Pompei. Si facevano anche video che poi ci passavano su whatsapp per aumentare la nostra eccitazione (come se ce ne fosse stato bisogno) in vista dell’orgia successiva.

Purtroppo un giorno, io distratta dai tanti messaggi che inviavo ogni giorno a Lori, gli inviai anche un video in cui sodomizzavo un compagno di scuola con lo strap-on, che godeva tantissimo data l’erezione del suo cazzo che non era sfuggita a Milena (una compagna di scuola più perversa di noi tutte messe insieme) che si era messa a succhiarlo.

Lori non rispose, però quella sera a casa lo trovai inviperito, credevo che non mi avrebbe fatto più partecipare alle orge e invece mi pose come condizione di partecipare anche lui per divertirsi con le mie compagne.

“Io non voglio vederti insieme a loro.”

“Perchè no? Ho visto che fai divertire anche i maschi. Non ti conosco proprio.”

“Come si fa a giustificare la tua presenza con i genitori?”

“Diremo loro che sono lì per controllarvi, ho ventiquattro anni e a quest’età una differenza di sei anni conta molto.”

“Ne devo parlare con la mia classe.”

“Dì loro che se non mi fate partecipare, faccio girare il tuo video tra i miei amici, sarà uno sputtanamento totale per il tuo amico.”

“Ma anche per me.”

“Li devi convincere e sono sicura che ci riuscirai facendo vedere una foto del mio cazzo”

“Parlerò alla classe domani stesso.”

Nella raccolta:

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