L’Esame

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Categoria: Etero
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All’entrata della scuola si respirava tutta la tensione pre-esame. Tra una battuta ed una sigaretta provavamo a confrontarci su alcuni argomenti, a seconda dell’esame che avremmo dovuto sostenere quel giorno.

Fu così il giorno dello scritto di Italiano, dove scelsi il saggio breve. Ero abbastanza sicura di me e infatti andò bene. Il giorno del compito di Inglese addirittura riuscii ad aiutare una delle mie compagne meno portate. Oggi però era la volta del compito di matematica. La terza prova che un po’ tutti temevamo. 

Sembrava esserci nell’aria qualcosa di strano. Mi accorsi, ad esempio, che anche la mia compagna di classe Sonia, come me, aveva curato un po’ di più il suo aspetto.

Mi chiesi tra me se quel porco del prof avesse avuto rapporti anche con lei oppure no. Un pizzico bruciavo di gelosia.

Sonia era indubbiamente una delle ragazze più carine della scuola. Minuta come me, ma lei era molto più abituata a valorizzare il suo aspetto. Lavorava nei locali, nei weekend, sapeva come giocare con gli uomini.

I capelli corvini tagliati a caschetto, dal quale sbucavano due orecchini a cerchio molto grandi. Nasino piccolo, labbra carnose che sembravano sempre imbronciate. Il corpo snello, una vita stretta ma con le curve giuste al posto giusto. Quel giorno indossava un tubino nero, una giacca di pelle e degli stivali a mezza gamba. I miei compagni maschi non riuscivano a non guardarla e a farci battutine. Quel giorno me la sarei fatta anch’io!

Io avevo legato i miei capelli biondi in due codine basse ai lati della nuca. Avevo optato per un vestito di cotone, di quelli lunghi e comodi, che mi dava un’aria un po’ anni ’70. Non indossavo il reggiseno e neanche le mutandine. Ero in assetto da guerra, e avevo tutte le intenzioni di vincerla. 

Entrammo tutti nella scuola appena aprirono i cancelli. Ci accompagnarono verso l’aula magna dove erano disposti i banchi singoli. Ognuno scelse il suo posto. 

Io ero più o meno al centro, leggermente spostata verso il lato sinistro. Non ci restava che attendere l’arrivo dei prof della commissione, avevamo ancora una mezz’ora, così decisi di stemperare la tensione andando fuori a fumare.

Ero fuori sulla scala antincendio che ripensavo a tutto. Ad ogni boccata buttavo via insieme al fumo un po’ di tensione.

Mentre il mio sguardo si perdeva un po’ nel vuoto, notai due persone uscire da un’aula. Li scorgevo dalla finestra che dava sui corridoi del primo piano, che sarebbero dovuti essere deserti.

Era il professore di matematica. Ed usciva dall’aula con Sonia. Lei si stava risistemando il décolleté mentre lui, dopo averle dato uno schiaffo su una chiappa, si congedò andando dalla parte opposta rispetto a lei.

Ma tu guarda…” pensai tra me. “Allora è tutto vero, quello che si dice su quel maniaco

Rientrai in classe che bruciavo di rabbia.

Dopo pochi minuti entrò la commissione d’esame e iniziammo.

Ci consegnarono le tracce dei compiti, diversi in maniera alternata, in modo da impedirci di copiare. 

Guardai i miei esercizi ed era praticamente arabo. Non avevo la minima idea di cosa fare. 

Per fortuna, dopo poco, il prof iniziò a passare tra i banchi. Principalmente guardava i fogli senza dire nulla, con le mani dietro la schiena, tipo un vecchio che passeggia tra i cantieri. 

Dopo qualche minuto di passeggiata venne verso di me. Fece cadere sul mio foglio una pallina di carta, poi si diresse verso Sonia.

Nella pallina c’era lo svolgimento per intero della prima equazione. Top!

Mentre ricopiavo senza vergogna, sollevai il capo per essere sicura che nessuno si fosse accorto di nulla. 

Una professoressa, dalla cattedra, sembrava seguire di sottecchi i movimenti del prof. 

Lo cercai con lo sguardo ed era accanto al banco di Sonia. Era in silenzio. Lei scriveva con la mano destra, ma il suo gomito mancino era piegato in maniera innaturale verso l’esterno del banco. E il prof ci si strusciava col pacco. 

Tornò da me a consegnarmi altre palline con tutti gli svolgimenti. Poi un’ultima pallina con un messaggio in codice: “2C – 1p.” Era un appuntamento. Dopo la consegna avrei dovuto incontrarlo lì, nell’aula della 2^ C al primo piano.

E così feci.

Lo aspettai per circa mezz’ora, intanto la scuola sembrava svuotarsi. 

Quando entrò in classe, chiuse subito la porta alle sue spalle e si tolse la giacca. 

Allora? Com’è andata?” mi chiese accomodandosi su un banco. 

Mi sedetti di fronte a lui sulla cattedra e dondolando i piedi feci spallucce. “Se mi ha consegnato gli svolgimenti giusti direi bene…” risposi.

Hai fatto un buon esame. L’ho già controllato. La tua media dovrebbe essere salva e verosimilmente uscirai di qui con il tuo 100/100” mi disse in un sospiro liberatorio. 

Quindi adesso saremmo qui perché deve incassare il suo premio finale?” chiesi languida.

Promessa è debito, no?” disse lui.

Così sollevai la gonna del vestito a scoprire le mie gambe incrociate. Sollevai ancora il tessuto fin sopra il mio inguine e solo allora allargai le cosce, mostrando la mia nudità. 

Ohhh” disse lui, come abbagliato dalla mia patatina glabra, che prima di allora aveva solo potuto guardare a debita distanza.

Mi distesi sulla cattedra e sollevata sui gomiti iniziai ad accarezzarmi.

Vuole assaggiarla?” gli chiesi.

Il vecchio porco non se lo fece ripetere due volte e si fiondò sul mio sesso. Iniziò a baciarmela e a leccarla voracemente. Io mi distesi completamente e con le mani gli premevo la testa contro di me. Sentivo la sua lingua frugare dentro la mia passera con sapienza, leccandomi bene le labbra e succhiandomi il clitoride.

Io ansimavo piano, anche un po’ sorpresa dal piacere che il prof mi stava facendo provare. 

Purtroppo per me, però, si stancò di leccarmela abbastanza presto. Si sollevò e con un rapido gesto di sbottonò e si sfilò via i pantaloni grigio topo e quegli slip bianchi orrendi.

Con le gambe spalancate e le ginocchia piegate verso l’alto stavo offrendo il mio sesso al vecchio professore. 

Il suo cazzo, di dimensioni modeste, ma bello eretto e turgido, era pronto ad entrare in me. 

Me lo fece scivolare tra le grandi labbra e con un movimento rapido me lo infilò dentro.

I suoi rantoli da porco erano un suono che le mie orecchie e il mio cervello cercavano di non percepire. Si muoveva dentro di me con foga, come se da mesi non aspettasse altro. 

Ohhh professore… oh sì…” gemevo, come una giapponesina in un hentai. E lui si infoiava e mi scopava più forte. Lo guardavo in viso, i suoi occhi erano sgranati e fissi su di me. 

Rallentò il ritmo e dopo poco si fermò completamente. Si sfilò dal mio sesso e lo vidi stringersi il cazzo fradicio di me in un pugno.

Non…voglio…venire…” disse come in preda alla sofferenza. Voleva godersela appieno.

Io approfittai di quella sua pausa per alzarmi e mettermi a 90 gradi. Gambe a terra, petto sulla cattedra. Mi sollevai la gonna a scoprirmi il culo sodo e candido e lo aspettai. 
Forza Prof… non mi faccia aspettare…” mugolai.

Non puoi…fare così…” mormorò lui.

Un secondo dopo mi sentii afferrare le chiappe dalle sue mani. Mi allargò le natiche e mi leccò la patata e il buchino del culetto. 

Cosa sei… cosa sei…” mormorava eccitato.

Si alzò in piedi e si pose dietro di me. 

Ci mise una frazione di secondo.

Sentii il suo cazzo spingere nel mio buchino più stretto e sgranai gli occhi lanciando un urlo di dolore.

Era nel mio culo e io non lo avevo di certo invitato. 

Iniziò a pompare forte e a scoparmi come un cane arrapato mentre io non riuscivo a fermarlo. Ero senza fiato. Intanto i miei occhi si riempivano di lacrime, per quel dolore lancinante che diventava man mano quasi piacere.

Ma ad un tratto, l’inaspettato. Il colpo di scena.

Si spalancò la porta dell’aula. La professoressa della commissione, il preside, uno dei bidelli si trovarono davanti quella scena di me in lacrime sodomizzata dal professore. 

Lui uscì in un attimo dal mio culo e schizzò tutto quel suo agognato orgasmo sul pavimento rimanendo immobile, sconvolto, mentre i presenti urlarono subito allo scandalo.

La professoressa corse da me, mi ricoprì le nudità e mi strinse a sé, come a volermi proteggere. Mi asciugò le lacrime cercando di tranquillizzarmi, mentre il prof veniva portato via di peso dal bidello e dal preside.

Lui continuava a dire “è consenziente! È consenziente!” mentre spariva nei corridoi. 

Io, onestamente, presi la palla al balzo e cercai di svoltarla a mio favore.

La professoressa mi descrisse un quadro secondo cui era il prof, ad avermi sedotta e ad aver approfittato di me, ed io non feci altro che confermare la tesi. 

Non seppi più nulla di lui, a parte che venne tipo costretto a dimettersi. Non so. 

Dopo un colloquio privato con il preside, raggiungemmo anche un buon accordo per il mio silenzio. Mi chiese di non denunciare la scuola e di non sollevare scandali, io chiesi solo di non annullare il mio esame e di garantirmi i 100/centesimi.

Scrivo queste righe da sotto l’ombrellone, ora. Papino è stato molto contento della mia maturità, e quindi la mia vacanza ad Ibiza sta procedendo benissimo. 

Questo posto è davvero magico! 🙂

Nella raccolta:

Una storia, due punti di vista. Tu da che parte stai?

Scritto da:

Sono una ragazza pugliese trapiantata nell’affollata Milano. Molti dei miei racconti sono situazioni realmente accadute, che scrivo perché io stessa possa riviverle. Spero apprezzerete. Twitter: @theslatstur

2 commenti

  1. Waqab
    26/04/2023
    09:39

    Online galis

  2. Francesco
    22/12/2023
    11:35

    Ti ho scoperto da poco su twiiter ed eccomi qui a leggere avidamente tutta la storia del tuo esame sin dalla prima parte. Mi hai eccitato e nonostante io sia molto più giovane del prof mi sono immedesimato e ho goduto con la mente del tuo corpo. Adesso passo agli altri racconti. Ops sono Francesco piacere

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